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19 lug

Metro C, appalti lievitati: dalla Corte dei Conti invito a dedurre per Marino e Alemanno

Il caso metro C investe anche gli ultimi due ex sindaci Ignazio Marino e Gianni Alemanno. Il pm della Corte dei conti Paolo Crea ha chiuso la prima fase di indagini del nuovo filone d’inchiesta sulla linea verde della metropolitana e ha inviato 32 inviti a dedurre (il corrispettivo dell’avviso di garanzia) ad altrettanti indagati. Nella lista ci sono nomi eccellenti, su tutti quelli degli ultimi due primi cittadini che prima della grillina Virginia Raggi hanno occupato lo scranno più alto di palazzo Senatorio. Seguono quello del capo dell’avvocatura capitolina Rodolfo Murra, dell’ex assessore alla Mobilità Guido Improta e dell’ex superburocrate del ministero dei Trasporti Ercole Incalza.

Il danno contestato ai 32 indagati dalla procura contabile è di 253 milioni di euro, somma che equivale ai costi che il Campidoglio, la Regione e lo Stato hanno dovuto sostenere per far fronte alle varianti apportate dai costruttori in corso d’opera e non previste nel progetto originale. Per la Corte dei conti si tratta di una cifra che non sarebbe mai dovuta uscire dalle casse del pubblico erario.

Nell’esborso, secondo il viceprocuratore Crea, avrebbe avuto un ruolo “determinante il comportamento del sindaco Ignazio Marino”. Così si legge nell’invito a dedurre. Per il pm contabile, il chirurgo dem era “a conoscenza della transazione concordata nel 2011 tra la stazione appaltante Roma Metropolitane e il contraente generale Metro C”. E, nonostante l’ufficio di revisione economico-finanziario del Comune consigliasse di sospendere ogni erogazione, avrebbe la colpa di aver dato il via libera ai pagamenti nella giunta del 25-26 ottobre 2013.

Il placet di Marino in quell’occasione arrivò assieme a quello di Guido Improta. L’ex assessore per la Corte dei conti avrebbe dovuto bloccare l’operazione dopo la riunione del 4 settembre 2013 al Mit. In quella sede venne discusso un atto attuativo da 90 milioni di euro per sostenere gli extra-costi richiesti dal consorzio dei costruttori. Quel giorno Improta, secondo la procura, avrebbe dovuto accorgersi che l’accordo avrebbe favorito “in modo abnorme” il Consorzio

Metro C. Oltre alle somme, la sigla del patto garantiva ai costruttori la realizzazione della tratta Colosseo-Venezia. Così per i pm contabili i tempi per la messa in esercizio delle tratte si sono allungati.

Il documento firmato dal pm di viale Mazzini delinea anche la posizione di Gianni Alemanno: non avrebbe disposto i necessari approfondimenti e neanche letto i pareri di un autorevole studio legale in merito alla questione delle riserve da versare ai costruttori.

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