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5 nov

Metro C Roma, le imprese pronte a far causa. La società da liquidare: “Il Comune deve pagarci”

Incassare il colpo per poi rispondere. Al netto delle correzioni a penna e delle sue due revisioni, l’ordine del giorno con cui giovedì sera la maggioranza M5S ha invitato la sindaca Virginia Raggi e la sua giunta a liquidare Roma Metropolitane rischia di trasformarsi in un boomerang per l’amministrazione grillina. E non solo per una questione di forma.

I vertici della partecipata, feriti ma vigili, hanno iniziato ad affilare le armi subito dopo l’annuncio di mercoledì dell’assessora alla Mobilità Linda Meleo. Se sullo sfondo c’è sempre da risolvere il rebus sul futuro dei 170 dipendenti dell’azienda capitolina, l’operazione verità studiata dalla prima cittadina e dalla sua squadra di governo potrebbe portare in dote più di una grana al Campidoglio. Tutto dipende dal Comune: se la linea pentastellata sulla società guidata da Paolo Omodeo Salè non cambierà, sarà battaglia legale.

Il presidente di Roma Metropolitane non lascerà nulla di intentato. Lunedì mattina, nella sede della partecipata finita nel mirino del Movimento per i «gravi inadempimenti nella realizzazione della metro C», si riunirà il consiglio di amministrazione. La riunione promette di essere infuocata. Al settimo piano di via Tuscolana 171 verranno ridefiniti prima di tutto gli assetti strategici aziendali alla luce della presa di posizione dell’aula Giulio Cesare. Poi saranno rispolverate le vecchie pendenze: tra i punti da discutere c’è anche la «mancata liquidazione da parte di Roma Capitale delle fatture emesse dalla società ». Trasferimenti dovuti e mai arrivati. Iniezioni di liquidità con cui i vertici contavano di risanare i conti in rosso dell’azienda e che, con tutta probabilità, finiranno al centro di un lungo contenzioso.

Terzo punto all’ordine del giorno del cda, altro grattacapo in vista. Nel corso della riunione ci sarà spazio anche per il consueto aggiornamento sui rapporti con le imprese appaltatrici a cui sono state affidate «commesse in corso di realizzazione ». In altre parole, si parlerà del consorzio Metro C. E sarà subito reazione a catena: i costruttori, sempre nel mirino della Corte dei conti come parte degli ex e degli attuali manager di Roma Metropolitane, si sono portati avanti con il lavoro. Hanno già fatto causa al Campidoglio.

Per portare la linea verde dal futuro capolinea di Fori Imperiali (lì dove la sindaca Raggi ha fissato lo stop temporaneo dei lavori) a piazza Venezia, i tecnici delle aziende oggi impegnati nella realizzazione della nuova fermata di San Giovanni avevano già pronti

due progetti esecutivi. Centinaia di tavole, studi matematici e proiezioni richiesti da Roma Metropolitane in era Marino sono diventate improvvisamente carta straccia. Perché? I finanziamenti governativi per allungare di un altro step la terza linea della metropolitana sono spariti. Sono andati persi, a sentire i costruttori, per colpa dell’immobilismo di palazzo Senatorio. Uno stallo che nel prossimo futuro potrebbe costare al Comune altri contenziosi da parte del consorzio.

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