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17 lug

Morì a casa della fidanzata, il testimone: “Il padre di lei mi disse: perderò il lavoro”

“Era in lacrime, diceva ‘guarda se adesso devo perdere il posto di lavoro'”. Sarebbe stata questa, stando al racconto di un testimone, la reazione avuta da Antonio Ciontoli, dopo aver confessato ad un medico del posto di primo intervento di Ladispoli di aver sparato a Marco Vannini, mentre quest’ultimo lottava tra la vita e la morte. A raccontare la circostanza, davanti ai giudici della prima Corte d’Assise di Roma, è l’autista del 118 che, nella notte tra il 17 e il 18 luglio scorsi, trasportò il giovane dalla villetta dei Ciontoli, a Ladispoli, fino al pronto soccorso.

Lo stesso barelliere, ha affermato: “Ciontoli mi ha fatto vedere un tesserino con una placca, dicendomi che era un carabiniere e chiedendomi di poter parlare con un medico. Il medico, poi, mi ha riferito che Ciontoli gli aveva detto che aveva sparato a Marco e che gli aveva chiesto di non dirlo. Poi so che ha fatto la stessa cosa con una infermiera”.

Oltre ad Antonio Ciontoli, per la morte di Marco Vannini sono finiti a processo con l’accusa di concorso in omicidio i suoi due figli Martina e Federico, e sua moglie Maria Pezzillo. Viola Giorgini, fidanzata di Federico è invece accusata di omissione di soccorso. Stando alla ricostruzione degli inquirenti,

i cinque imputati erano presenti all’interno della casa della famiglia Ciontoli nel momento in cui Marco è stato raggiunto dal colpo di pistola.

I soccorsi, quella notte, vennero chiamati con ritardo dai Ciontoli, per giunta senza spiegare che il ragazzo era rimasto ferito da un colpo d’arma da fuoco. La versione offerta ai sanitari, fino alla confessione di Antonio Ciontoli, era quella di un incidente in bagno con un pettine appuntito.

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