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4 nov

Nettuno, omaggio ai caduti della Repubblica di Salò, polemiche sui grillini

L’omaggio ai caduti della Repubblica di Salò scatena la polemica sui grillini di Nettuno. Giunta la ricorrenza del 2 novembre, la presenza del sindaco pentastellato del comune laziale, Angelo Casto, alle cerimonie che si sono svolte nei diversi cimiteri di guerra, tra cui appunto quello in cui sono sepolti i caduti della Rsi, ha fatto piovere nuove accuse sul M5S. Abbastanza per far dire ieri dal primo cittadino ai suoi consiglieri: “Abbiamo capito che alle commemorazioni è meglio non andare”.

Il campo della memoria di Nettuno, dedicato ai marò del battaglione Barbarigo caduti sul fronte di Anzio e agli altri combattenti della Repubblica sociale italiana, è stato realizzato da un’associazione di reduci e inaugurato nel 1993. Sei anni più tardi è stato riconosciuto come cimitero di guerra e inserito nelle cerimonie ufficiali di commemorazione dei caduti.

Ma l’ex sindaco di Nettuno, Alessio Chiavetta, alla guida di una giunta di centrosinistra, poi travolta dalle inchieste, aveva deciso di non prendere parte alle cerimonie al campo della memoria, inviando un delegato e tenendosi così fuori dalle polemiche. A tornare a presenziare è stata invece la commissaria prefettizia e ora il primo cittadino grillino Casto, che tre giorni fa, insieme ai vertici delle forze dell’ordine e all’assessore comunale di Anzio, Sebastiano Attoni, si è recato al cimitero civile e a quello monumentale americano e anche a quello della Rsi.

Immediate le polemiche. “Noi riteniamo vergognoso – ha sostenuto la presidenza provinciale dell’Anpi e la sezione Anzio-Nettuno, che domani pomeriggio si riunirà per discutere del caso – che un sindaco della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza e dalla Liberazione dal nazi-fascismo, e che esponenti delle Forze Armate rendano onore alla X Mas. Un corpo feroce che si è macchiato di eccidi di civili, di patrioti e che ha collaborato con i crimini nazisti in Italia. È un insulto ai partigiani caduti, ai deportati, ai perseguitati, ai militari che si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Un atto non obbligatorio a cui il sindaco di Nettuno poteva sottrarsi. Il caso finirà in Parlamento, non può finire qui”.

Accuse a cui si aggiungono quelle della consigliera regionale di Si-Sel, Marta Bonafoni, che ha definito “inquietante e grave l’ambiguità che sta dimostrando in queste ore il Movimento Cinque Stelle a proposito di uno dei valori fondanti della nostra Repubblica, quello dell’antifascismo. La commemorazione dei caduti di Salò da parte del sindaco grillino di Nettuno Angelo Casto è un fatto da condannare senza reticenze. Quella commemorazione, giustamente interrotta dalle passate amministrazioni, ha rivissuto così di nuova vita grazie a una giunta pentastellata. Ci auguriamo che la sindaca di Roma Virginia Raggi stia provando almeno un po’ di imbarazzo di fronte alla scelta di questo suo collega di partito, avendo presentato solo qualche giorno fa il Viaggio della Memoria accanto alla Comunità ebraica di Roma”.

A respingere le polemiche ci prova il primo cittadino: “Il 2 novembre si commemorano tutti i morti – ha dichiarato a Angelo Casto – e, anche se forse non andrebbe detto neppure questo, gli unici caduti a cui non sarei andato a rendere omaggio sono quelli delle SS. In questo caso parliamo invece di militari inseriti in reparti regolari e di un cerimoniale prestabilito, che non ho certo fatto io. Mi sono limitato, quando mi hanno dato la parola, a non intervenire, cosa che ha fatto il collega di Anzio”. Ancora: “Io la storia la conosco e ha dimostrato che le ideologie del Novecento sono state una truffa all’umanità. Non voglio essere tirato dentro polemiche che non mi appartengono. Forse sarà

meglio non partecipare più alle commemorazioni, ma credo anche che sia facile polemizzare su appuntamenti del genere, che fanno perdere solo tempo a un sindaco, mentre i problemi sono altri, dalla società dei rifiuti di cui ho chiesto io un’interdittiva antimafia al maxi parcheggio che ho scoperto in prima persona essere stato portato avanti con un atto di asseverazione inesistente, fino alla mia battaglia per il ritorno all’acqua pubblica”.

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