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9 nov

Nomine Roma, ok dalla commissione per Giglio a capo di Ama ma è polemica sulle modalità della scelta

Arriva l’ok nella seduta di oggi della commissione capitolina Ambiente alla nomina dell’avvocato milanese Antonella Giglio come nuovo Ad di Ama, ma sul merito e sul metodo della selezione è polemica. Critiche le opposizioni “sul metodo” e anche “sul merito” della selezione del nuovo amministratore unico di Ama, durante la seduta che ha espresso parere favorevole alla nomina di Antonella Giglio. “Mi sarei aspettata oggi di avere non uno, ma 35 curriculum – ha detto prendendo la parola in Commissione il Consigliere Pd Valeria Baglio – Non capisco dove stia tutta questa trasparenza e cambiamento di cui parlate. E nel curriculum vedo che viene citato un primario studio legale ma non si specifica quale”.

Il curriculum. La bordata della Baglio arriva con l’allusione al curriculum della sindaca Raggi: “Magari scopriamo che anche lei, la Giglio, ha lavorato per lo studio Previti, non so, mi piacerebbe sapere quale sia questo studio legale. Sia nel merito che nel metodo non concordo con la scelta fatta, soprattutto perché non ha esperienza nella gestione di grandi aziende”. Sulla stessa onda, l’altra dem Ilaria Piccolo: “Per un ruolo come amministratore unico di Ama, che è una grande azienda, per gestirla serve qualcuno che abbia esperienza manageriale. Non vedo esperienze di questo tipo nel curriculum della candidata. L’unica nota di tipo manageriale viene riportata in fondo al curriculum nelle capacità e competenze personali, ossia che nell’ultimo periodo è stata maturata anche una particolare esperienza di consulenza a una società di energia e ambiente. Quale?”. Sui metodi di scelta perplessità arrivano anche da Fratelli d’ Itlia. Per Andrea De Priamo infatti “sarebbe stato corretto dare la possibilità di guardare tutti i curricula pervenuti ai commissari. Non ritengo adeguatamente trasparente la procedura messa in campo dall’amministrazione e poi vorrei capire chi ha fatto la scelta, se è fiduciaria del sindaco, o del gabinetto, o altri. E inoltre leggiamo sui giornali che l’avvocato Giglio dichiara di aver ricevuto l’invito a partecipare al bando da un consigliere comunale M5s”. Mentre Davide Bordoni, consigliere di Fi, annunciando che non avrebbe partecipato al voto, ha aggiunto che si “riserverà ulteriori verifiche in organi competenti per capire se la procedura seguita è corretta”.

La difesa. Difende la scelta di Giglio il capogruppo in Assemblea capitolina e membro di commissione, Paolo Ferrara: “Ho sentito dire che c’è qualcosa che non va. È vero, non vanno le scelte degli ultimi 20 anni degli amministratori che hanno distrutto azienda. Non è retorica ma un dato di fatto. La scelta è adeguata, visto anche il fatto che il dg Bina è molto esperto di rifiuti, ed è questo il profilo di amministratore che cercavamo per Ama. Il gruppo M5s ha dimostrato ancora una volta di saper scegliere”. Anche il presidente della commissione capitolina fa quadrato: “Antonella Giglio incarna il profilo ideale per ricoprire la carica di Amministratore unico di Ama, in primis per la sua comprovata conoscenza delle società di diritto pubblico che si applica perfettamente a una public utility come -Ama”.

Marra confermato. Fin qui, l’Ama. Per quanto riguarda nomine in Campidoglio, resta invece a capo del Personale Raffaele Marra, uomo di fiducia della sindaca Raggi. E questo nonostante oggi l’inquilina di Palazzo senatorio abbia firmato l’ordinanza per la rotazione dei dirigenti, individuati per la prima volta con la procedura di interpello prevista dal piano anticorruzione condiviso con Anac. Un sistema all’insegna del “merito e trasparenza”, per Raggi, che coinvolge 40 direttori tra dipartimenti e municipi: 25 vengono confermati ( tra questi Marra) mentre 11 cambiano destinazione.

Chi va e chi resta. A capo del Dipartimento sviluppo economico e attività produttive arriva Luigi Maggio, prima al Patrimonio; al dipartimento Cultura resta Vincenzo Vastola, come pure a quello Mobilità, Viola Maurizio; al Patrimonio va Cristiana Palazzesi prima alle politiche abitative, dove invece arriva Aldo Barletta. Al dipartimento Lavoro, Turismo (il turismo viene diviso dalla Cultura) e Formazione c’è Maria Cristina Selloni, mentre a capo dell’Urbanistica rimane Annamaria Graziano. Non cambia ruolo nemmeno Cinzia Padolecchia, salda al vertice al dipartimento Scuola, dipartimento da cui viene scorporato lo Sport al cui vertice va invece Francesco Paciello. Roberto Botta resta ai Lavori Pubblici, come il collega Pelusi Pasquale Libero, all’Ambiente. Al dipartimento Mercati all’ingrosso ci sarà Silvana Sari, che lascia lo Sviluppo economico. A capo della Sovrintendenza Capitolina rimane Claudio Parisi Presicce. Rita Caldarozzi viene confermata a dirigere la razionalizzazione della spesa, come pure restano a capo dei dipartimenti ufficio stampa, Maria Rosaria Pacelli, e comunicazione, Carmela Capozio. Ancora: al dipartimento risorse economiche resta Andreina Marinelli, come pure le colleghe Luisa Massimiani al dipartimento partecipazioni e Sabina De Luca ai progetti europei. Cambia invece il vertice dell’Innovazione Tecnologica dove arriva Antonella Caprioli.

La sindaca sul costo delle nomine: “Tagliate le spese rispetto al passato”. “È giusto fare chiarezza e dare una corretta informazione sugli incarichi esterni a tempo determinato conferiti dal Campidoglio. E va quindi accolta come una buona notizia, da chi come noi considera la trasparenza un valore fondamentale, l’attenzione crescente della stampa e dei partiti su questo tema, come mai accaduto fino all’insediamento della nostra amministrazione. Per capire la portata del fenomeno e il cambiamento che si è prodotto con il nostro arrivo bisogna dare quindi un po’ di dati. Il primo: il numero degli incarichi conferiti dalla attuale amministrazione capitolina in base all’articolo 110 del Testo unico degli Enti locali, che disciplina i contratti a tempo determinato per i dirigenti, al momento è pari a ‘zero’. Si tratta dei contratti solitamente più onerosi. Secondo dato: finora sono 33 i contratti stipulati ex articolo 90 del Testo unico, relativi all’attività di staff di sindaco e assessori, per una spesa totale di poco più di 1 milione e 800mila euro”. Così su Facebook la sindaca Virginia Raggi interviene per spiegare la situazione dei costi delle nomine. “Vale la pena – continua Raggi – fare un confronto con il passato:

solo dal 2012 al 2015 le precedenti amministrazioni comunali hanno stipulato 124 contratti ex articolo 110 e 187 ex articolo 90 per una spesa complessiva di 29.606.617 euro, pari a oltre 7 milioni e 400mila euro l’anno. La differenza col presente mi sembra talmente evidente da non dover dire altro. Si potrebbe giusto aggiungere che, visti i vergognosi sprechi del passato, a noi la trasparenza conviene. Ad altri, forse, conviene solamente restare in silenzio”.

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