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15 giu

Olimpiadi a Roma, Malagò a Repubblica Tv: “Referendum? Non c’è tempo. Raggi? Aveva detto niente pregiudizi”

“Fare un referendum sulla candidatura olimpica? Non c’è problema, ma bisognava dirlo prima. Quando si dovrebbe fare? Per legge si dovrebbe fare nella prima metà del 2017, prima finestra utile, cioè tra maggio e giugno 2017. Noi un mese e mezzo dopo votiamo per l’assegnazione della candidatura olimpica. Ha senso? È inutile, ci dobbiammo ritirare. Come faccio a chiedere il voto a qualcuno non sapendo se mi candido?”. Il presidente del Coni, intervistato da Stefano Cappellini a Repubblica Tv, spiega così il suo no al referendum sulla candidatura di Roma ad ospitare i Giochi del 2024.

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Sul suo rapporto con la candidata cinquestelle al Campidoglio Virginia Raggi, che non ha espresso un netto parere favorevole ai Giochi, Malagò ha invece spiegato: “In questi giorni, sia prima del voto che del ballottaggio si sono sentite lette e viste tante cose. Io sono rimasto all’unica volta in cui ho incontrato Virginia Raggi che è venuta a trovarmi al Coni ed è stato un incontro garbato, civile e costruttivo. Tutte le manifestazioni organizzate da noi – dagli Internazionali di tennis al Sette Colli – hanno portato lavoro e sviluppo. E queste cose le abbiamo raccontate alla Raggi. In quell’incontro si diceva che c’era priorità all’ordinarietà – e io da cittadino sono d’accordo – ma che non c’erano prevenzioni nè pregiudizi verso la candidatura olimpica”. Il presidente del Coni non ha poi voluto dichiarare il suo voto al primo turno. “Penso che sia inelegante che uno pubblicamente dica il voto, ancora di più se è un funzionario pubblico”.

Sempre parlando delle elezioni comunali Malagò ha chiarito di non essere pentito del suo rifiuto a candidarsi a sindaco. “Prima di Renzi me lo hanno chiesto anche i suoi avversari”, ha detto, “da più esponenti politici di partiti diversi ho ricevuto la proposta di candidarmi. Comunque – ha ribadito – non mi sono pentito” di aver detto no perché “non sarebbe stato serio lasciare il mio ruolo”.


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“Ognuno può avere le sue perplessità e questo vale anche per un ponte sulla Magliana o il completamennto di una stazione, non capisco perchè queste riflessioni si fanno soltanto sulla candidatura olimpica”, ha spiegato poi parlando delle paure dei cittadini rispetto a un’esplosione dei costi. “Non è che noi ci siamo inventati cose diverse rispetto al piano degli investimenti pubblici che servono per la città. Li abbiamo presi e messi dentro la candidatura. Quando si parla di 5 miliardi bisogna ricordare che 2,3 sono garantiti dal Cio, gli altri sono già previsti, già garantiti dal Governo vedi anello ferroviario, Grab, collegamenti diversi e migliori tra Termini e Fiumicino. Quello che la nuova ammiinstrazione deciderà noi lo metteremo lì nel dossier. La città avrà solo benefici. Se non arriva la candidatura il cittadino romano perderà questi benefici”.

Parlando della polemica scatenata dall’ex sindaco Ignazio Marino, che ha detto che il villaggio olimpico si è fatto a Tor Vergata per compiacere alcuni imprenditori che hanno interessi in quella zona, Malagò ha spiegato: “io credo di avere mio stile e mia linea di comportamento e non mi va di entrare in polemica con Marino. Ricordo che Marino era felice e contento nel sottoscrivere quel dossier sulla candidatura”. E sulla collocazione del villaggio ha spiegato: “Spostarlo? Se ci sono altri luoghi ne parlino, ma il dossier deve essere votabile. Caltagirone? Se si fanno opere sportive vanno a bando. Le polemiche sono strumentali”.

A un lettore chiede quali investimenti farà il Coni per garantire una partecipazione consistente degli atleti a Roma 2024 Malagò risponde: “A Rio 2016 il paese con più atleti è il Brasile, a Londra 2012 è stata l’Inghilterra. Questo perchè adesso qualificarsi, soprattutto negli sport di squadra, è sempre più difficile. Ma il paese ospitante ha di diritto tutte le sue squadre prequalificate. E sapendo che sarà così abbiamo sette anni di tempo per costruire squadre competitive”.

Nel corso

del videoforum si è anche parlato del ritorno alle gare di Alex Schwazer dopo la squalifica per doping. “Noi non siamo legislatori. Io non faccio il giudice e non voglio farlo. Le leggi non le faccio io ma la Wada. Nel caso di Schwazer la sentenza fu molto pesante, lui si è appellato e non gli è stato scontato nulla. Se la legge viene cambiata e dicono: chi bara è fuori per sempre io la applico ma se la legge dice che si può tornare io la applico”.

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