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4 ago

Pineta di Castel Fusano, il ricatto alle prostitute dietro ai roghi dolosi

Un’affittopoli della prostituzione all’ombra di pini secolari. Un racket nel racket che arma la mano di fuoco dei piromani della pineta di Castel Fusano. Si comincia a delineare un quadro investigativo preciso dietro i roghi dolosi nella macchia verde più grande di Roma che giovedì pomeriggio ha visto il suo quarto arrestato per incendio boschivo doloso.

La pista sembra ricondurre almeno tre dei 4 fermati delle due ultime settimane a un movente economico che ruota attorno a un nuovo business: il racket dei giacigli delle prostitute. Cominciamo dalla fine, dall’ultima cattura dunque. Claudio Marson, 63 anni di Ostia è stato sorpreso dai carabinieri della guardia forestale con un accendino in una mano e un volantino pubblicitario nell’altra, 48 ore fa. L’uomo stava dando fuoco a un giaciglio di fortuna di una delle tante prostitute che frequentano, con clienti, Castel Fusano.

È bastato scavare un po’ nella vita del sessantatreenne per capire che quel gesto aveva un movente preciso. Marson, secondo la ricostruzione degli inquirenti, da tempo si occupa della dislocazione delle alcove delle lucciole della zona nella pineta di Castel Fusano a pagamento. In pratica chiedeva soldi per l’affitto di materassi fradici buttati sugli aghi di pino o tavole di legno sistemate in luoghi tanto lontani dalla strada per non essere visti quanto nascosti dalla macchia mediterranea per far sentire tranquilli i clienti appartati. Un’organizzazione logistica minuziosa dei pagliericci su cui consumare rapporti sessuali degna di essere retribuita, secondo l’uomo.

Per gli inquirenti quindi dare alle fiamme uno dei giacigli sarebbe legato a quel business sulle lucciole che l’ostiense gestirebbe insieme ad altri. Una punizione. Evidentemente la pigione non più corrisposta da una delle donne è valsa il rogo doloso della sua alcova. Un messaggio chiaro per non farla sgarrare più. Lei come altre. Un metodo consolidato per indurre le prostitute a non sottrarsi a quel racket alla amatriciana. Prima di Marson infatti altri due piromani, a lui collegati, avevano agito così. Mandare in fumo ettari di pineta per punire chi si sottrae al redditizio business.

Il pm Nadia Plastina infatti ha scoperto che tra Marson e l’iracheno, il terzo arrestato per incendio boschivo doloso a Castel Fusano, ci sono stati dei contatti. Alì Kakel, 37 anni, scoperto dai carabinieri del gruppo forestale lo scorso 26 luglio, è stato bloccato dopo che aveva acceso sotto a delle sterpaglie, due inneschi costruiti con fiammiferi e filo di ferro. I due si sono sentiti al telefono e anche incontrati. Un ulteriore passo indietro ci porta al 19 luglio, al secondo piromane arrestato nella pineta e a un altro dettaglio al vaglio degli inquirenti. Romano Mancini, due condanne per tentato omicidio nei confronti di donne, di cui una scontata nel 2005 in un ospedale psichiatrico giudiziario, e collezionista di accendini

è stato beccato dai militari del gruppo forestale con tre inneschi per incendi.

L’età e i punti in cui stava preparando il rogo lo legano a Marson e all’ipotesi del racket dei giacigli. Forse l’unico estraneo alla strategia di fuoco è il primo arrestato, Fabrizio Grimaldi, 22 anni, idraulico, in carcere dal 17 luglio scorso. Ma ora anche la disposizione dei suoi inneschi sarà riletta alla luce dell’ipotesi che sta emergendo.

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