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20 giu

Profezie, servizi segreti e un manoscritto in aramaico: Bruschini tra spionaggio e archeologia

Archeologia, spionaggio e colpi di scena. Gli ingredienti per un thriller di alto livello ci sono tutti e a fonderli in un mix di storia e mistero è lo scrittore romano Vito Bruschini nel suo ultimo romanzo “Il monastero del Vangelo proibito” (Newton Compton editori). Autore di altri cinque romanzi di successo (l’ultimo pubblicato lo scorso anno, “I cospiratori del Priorato), Bruschini ha scelto questa volta di tornare al suo amore per l’archeologia, ambientando la storia a Kaymakli, una delle città sotterranee della Cappadocia.

Qui viene ritrovato un testo in aramaico inciso su una lamina di rame. Si tratta di un frammento del famoso Vangelo proibito, un antico codice che s’interrompe proprio nel punto in cui dovrebbe indicare il nascondiglio di un tesoro. A risolvere il mistero viene chiamato Brenno Branciforte, un ex falsario, ora funzionario di una speciale squadra investigativa dell’Unesco per il recupero delle opere artistiche. Il professore si mette subito sulle tracce della parte mancante della lamina, facendosi aiutare dalla bella Yasmin, una guida turistica turca.

Da quel momento si scatena una caccia spietata al manoscritto, che vede coinvolti una congregazione millenaria, custode di una profezia nascosta tra quelle antiche formule; i terroristi del famigerato Califfato, in cerca di reperti preziosi con cui finanziare il movimento jihadista dell’Is; gli efferati servizi segreti turchi, la

polizia militare e l’onnipresente CIA. Una guerra senza esclusione di colpi, che non risparmia nessuno: dalle moschee di Istanbul ai suggestivi scenari della Cappadocia, in un Oriente popolato da oscure sette, per svelare un mistero che molti vorrebbero rimanesse tale.

Il libro sarà presentato mercoledì 22 giugno alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di E.Orlando 79. Oltre a Bruschini, ci saranno Guido Caldiron e le musiche e letture di Marco Di Stefano.

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