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6 lug

Rapporto mafie: “Roma nelle mani di 70 clan”

Nel Lazio 92 organizzazioni criminali, con 70 clan che operano nella provincia e nella città di Roma. E’ quanto emerge dal monitoraggio effettuato dall’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, che rileva questo dato in “un numero in aumento rispetto al 2015, in cui erano stati censiti 88 gruppi operanti sul territorio romano e nel resto della regione”. A presentare il secondo rapporto “Mafie nel Lazio”, alla Casa del Jazz a Roma, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Presenti il coordinatore della Dda procuratore aggiunto, Michele Prestipino, il comandante dei Carabinieri Lazio, generale Angelo Agovino, il capo del secondo reparto della Dia, Maurizio Calvino e Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza e la legalità.

Come emerge dal rapporto, sono “famiglie”, cosche, clan, e consorterie autoctone, che hanno operato e operano in associazione fra loro commettendo reati aggravati dal metodo mafioso e con la finalità di agevolare l’organizzazione criminale di cui fanno parte. I boss gestiscono nella regione business che vanno dal narcotraffico al riciclaggio, attraverso l’intestazione fittizia di beni e attività commerciali, dall’usura alle estorsioni a danno degli operatori economici della regione.

I clan condizionano e mettono a rischio il regolare svolgimento delle attività amministrative in alcune aree del territorio, commettono reati in ambito finanziario, occupano gran parte del mercato immobiliare, della ristorazione, della filiera del gioco d’azzardo e infine, attraverso diverse forme di condizionamento, del comparto alberghiero-turistico-balneare. Il rapporto, inoltre, traccia una cronologia delle indagini giudiziarie dell’ultimo anno: si va dalla seconda fase di provvedimenti contro il gruppo di “Mafia Capitale”, all’operazione antiusura e riciclaggio denominata “Hydra” passando per l’operazione che ha colpito il comparto del gioco d’azzardo chiamata “Imitation Game”, dalle operazioni relative al contrasto al narcotraffico, anche internazionale, agli arresti di latitanti e all’individuazione di gruppi stabilizzati e qualificati di ‘ndranghetisti e camorristi che operano nella Capitale, talvolta in join-venture fra loro, altre volte in completa autonomia le une dalle altre ma pur sempre nel reciproco riconoscimento dei confini degli affari criminali nella regione, in particolar modo nella Capitale. Nel corso del suo intervento, Michele Prestipino, ha spiegato che Roma “e’ una città aperta anche dal punto di vista criminale, registriamo fenomeni criminali molto diversi tra loro e non sempre in collegamento. E’ uno scenario multilivello, complesso, e non c’è necessariamente interlocuzione tra le varie realtà criminali”. Nella provincia e nella città di Roma, operano infatti 70 clan, 23 invece sono le organizzazioni dedite al narcotraffico, nei diversi quartieri che compongono il territorio capitolino. A Roma sono significativamente attive e con un ampio potenziale criminale, le mafie cosiddette “tradizionali” (‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra) nel rapporto sintetizzate attraverso la definizione di “Mafie a Roma”.

Diversamente dalla maggior parte delle regioni non a tradizionale presenza mafiosa, la Capitale ha generato e sviluppato organizzazioni criminali autoctone, che nel Rapporto sono state denominate come “Mafie e organizzazioni criminali di Roma”, suddivisibili in gruppi mafiosi di derivazione “tradizionale” e altri “originari e originali”: tutte presentano caratteristiche simili al tessuto socio-economico che le ha generate. Queste diverse organizzazioni criminali si misurano e spesso integrano con altri due fattori, non secondari: da un lato la cosiddetta “malavita romana” (killer professionisti, pusher, rapinatori, gruppi criminali stranieri, criminali di strada) e dall’altro con un ampio sistema di reti di corruzione che attraversa diversi segmenti del tessuto socio-economico romano.

Il monitoraggio dell’Osservatorio si conclude con una descrizione dei fenomeni di criminalità organizzata dal sud al nord della Regione. Fra la provincia di Latina e quella di Frosinone si individua complessivamente la presenza di 27 clan mafiosi: 18 operanti nella provincia di Latina (11 sono clan camorristici) e 9 in quella

di Frosinone ( 5 guidati da boss di camorra). Ancora di difficile lettura la presenza dei clan nel nord della regione, fra Viterbo e Rieti, dove i capitali delle mafie sono rintracciati da molteplici indagini delle forze dell’ordine ma il condizionamento criminale al momento non assume le forme che si riscontra nel sud della regione e nell’ampia provincia di Roma. Qui, secondo il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio, operano 5 clan, relativi alla sola provincia di Viterbo.

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