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12 giu

Rebibbia, “due ore di libertà” e il pomeriggio diventa una festa

Evadere per un pomeriggio, scegliere gli abiti più sexy e colorati, truccarsi, acconciarsi i capelli a vicenda, ballare a più non posso in un cortile alberato e cantare a squarciagola le hit più famose degli ultimi anni, italiane, inglesi, spagnole. Poco importa se le parole non si sanno a perfezione e se non si è ballerine provette. Perché l’importante è divertirsi. È cominciato così il pomeriggio di 116 detenute del carcere di Rebibbia – dalle ventenni alle over 70 – che grazie all’iniziativa “Due ore di libertà”, organizzata da Borghetta Stile e Pid Onlus, sono uscite dalle celle per far festa sulle note di Daniele Ginger, presente col resto del team, Minni ed Efrem.

Tra gonne lunghe, anche a sirena, top colorati, paillettes, ballerine, pizzi e merletti, jeans attillati e leggins coi fiori, il party è cominciato sulle note di Sweet Dreams degli Eurythmics, di Video Killed The Radio Star dei Buggles e dei più grandi successi degli anni Ottanta e Novanta, per poi passare al rap di J-Ax e a una versione “dance” di Renato Zero, richiestissimo dalle detenute, che per l’occasione hanno sfoggiato make-up da capogiro, tra occhi truccati con eyeliner e rossetti rossissimi, capelli raccolti in folte trecce ed eleganti chignon.

Così il cortile che ospita le giostrine – altalene e scivoli – si è trasformato per un pomeriggio in una pista da ballo d’eccezione, dove detenute di ogni nazionalità ed etnia – dalle italiane alle rom, dalle albanesi alle americane – si sono scatenate le une accanto alle altre, fermandosi solo in quei pochi istanti in cui la macchina fotografica le stava riprendendo. “Quegli scatti non costituiscono un semplice simbolo di vanità – hanno spiegato alcune educatrici e responsabili – le donne detenute tendono a essere un po’ più abbandonate, rispetto a un uomo in carcere. Così oltre ad appendere la loro foto in cella, possono mandarla al marito o ai figli che vivono in altri Paesi”. Sono passati poco meno di cinque minuti dalla fine dell’ultima canzone, che già in fila chiedono quando potranno divertirsi di nuovo così.

“Siamo una onlus che si occupa di fare da tramite tra le istituzioni e i detenuti, sia uomini che donne – spiegano i ragazzi di Pid – li aiutiamo nell’accoglienza, facciamo corsi di formazione, tra cui informatica, ma anche attività che riguardano l’arte. E una serie di iniziative che permettano ai carcerati di ‘evadere’ per qualche ora”, come la giornata in calendario per il 21 giugno, nuovamente a Rebibbia, ma questa volta nella sezione maschile: un pomeriggio di festa e musica nel cortile fino alle 21 di sera, con la straordinaria possibilità di “invitare” un massimo di tre parenti per divertirsi

tutti insieme. Per un totale di persone attese tra le 300 e le 400. “Ci occupiamo da anni di iniziative con valenza sociale – hanno spiegato i ragazzi, giovanissimi, di Borghetta Stile, marchio d’eventi tra i più seguiti della Capitale – la prima volta che siamo stati qui con le detenute è stata nel 2010 e siamo stati contenti di replicare. È bello che ci sia entusiasmo da ogni parte, anche da parte del carcere, ma soprattutto delle detenute”.

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