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27 feb

Regionali Lazio, Zingaretti: “Io segretario Pd? Sono candidato”. Lite con Lombardi

Non ha mai nascosto che un giorno gli piacerebbe sedersi sulla poltrona di segretario del Pd. E lì sopra sono in tanti, dentro e fuori il partito (tutti ascrivibili alla categoria degli anti-renziani), a vederlo bene. Eppure adesso non è il momento giusto. “Sono il candidato della coalizione di centrosinistra alla Regione Lazio”, ribadisce Nicola Zingaretti che per la seconda volta in questa campagna sale sullo stesso palco di Matteo Renzi. Tre settimane fa era su quello dell’Eliseo, ieri, invece, al cinema Adriano in compagnia anche del premier Paolo Gentiloni. Uno schema “ a tre punte” per lanciare, a cinque giorni dal voto, le candidature del Pd.

Quando tocca a lui, Zingaretti parla della “sua” Regione e della sfida del 4 marzo: “Sono ore decisive per la democrazia», drammatizza il candidato governatore, bollando così i suoi avversari: “C’è una cattiva politica che vive sulle paure, c’è chi cerca un capro espiatorio e se la prende sempre coi più deboli, e poi c’è un’altra proposta politica che dicono moderna ma che è la più antica di tutte, quella di denunciare i problemi ma poi quando vincono si dimostra totalmente incapace di risolverli”. “Populismi”, li definisce in una parola Gentiloni.

Roberta Lombardi, la sfidante a 5 Stelle, replica così: “Zingaretti dice che siamo incapaci. Io laureata in legge, per anni ho lavorato in un’azienda che esporta Made in Italy. Mi sono fatta le ossa, come tanti italiani. Lui cosa ha fatto? Da 30 anni viene pagato per fare comizi elettorali” . Accuse a cui Zingaretti non ribatte, impegnato piuttosto a schermirsi di fronte a chi lo considera il “candidato di riserva” per la segreteria Dem nel caso di una debacle del Pd nazionale e di contestuale riconferma del governatore uscente alla Regione Lazio. Una riconferma, però, che almeno per un po’ renderebbe difficile la “ scalata” al partito. Il 5 marzo si chiariranno meglio gli equilibri futuri per i dem.

Intanto c’è da concludere la campagna per il Lazio, con gli altri candidati a sparare le ultime cartucce. La Lombardi ieri ha tirato fuori dal cilindro la proposta di azzeramento dell’aliquota Irpef attraverso un complesso meccanismo dietro il quale potrebbe esserci la mano di Marcello Minenna, l’ex dirigente Consob che fu assessore al Bilancio di Virginia Raggi prima di sbattere la porta dopo le frizioni con Raffaele Marra e Salvatore Romeo, gli uomini più fidati della sindaca. In caso di vittoria della Lombardi, per Minenna si aprirebbero le porte della Regione. Non con la delega al Bilancio (che, dice l’esponente M5S, terrà per sé) ma nel “team di esperti” che la candidata vuole al suo fianco. “Le mie proposte sono a disposizione del Paese”, precisa in serata Minenna.

A destra, invece, Stefano Parisi non svela la sua squadra (“Sarà un mix di tecnici e politici”) ma si augura che ci possa essere, in caso di vittoria, Guido Bertolaso: “Magari,

è bravissimo, un grande organizzatore”. Poi, va in scena il quotidiano battibecco tra il manager ex direttore di Confindustria e Sergio Pirozzi che punta allo stesso elettorato: “Silvio un posto te lo rimedia anche se perdi — attacca il sindaco di Amatrice — andrai a fare il dg della Rai». Parisi, però, assicura: «Se non dovessi vincere ma il centrodestra vincesse a livello regionale non accetterei la proposta di fare il ministro”.

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