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22 ott

Regione Lazio, l’orrore e il silenzio: 120 scuole romane in viaggio a Treblinka

Treblinka nel silenzio, il nulla. Non ci sono baracche nè filo spinato. Nessuna testimonianza della follia nazista, solo qualche pietra e una sorta di torre costruita là dove un tempo c’era la camera a gas. Il campo di sterminio di Treblinka, in Polonia, fu costruito dai nazisti nel 1942 al fine di attuare l’Operazione Reinhard (in tedesco Aktion Reinhardt), nome in codice per il progetto di sterminio degli ebrei in Polonia. L’obiettivo era semplice quanto feroce, irrazionale, inumano e crudele: deportare quanti più ebrei possibile e ucciderli nelle camera a gas.

Ora in quel lager della morte c’è un luogo di memoria, un campo di 600 metri di lunghezza per 400 di larghezza dove furono sterminati almeno 850mila ebrei.

“Questo campo non è come Auschwitz o Birkenau, dove tutto è ancora perfettamente conservato. Qui bisogna immaginare, documentarsi e capire” ha spiegato lo storico della Shoah, Marcello Pezzetti, ai 120 docenti di Roma e del Lazio che partecipano con il governatore Nicola Zingaretti al Viaggio della Memoria in Polonia.

“Se vi abbiamo portato a Treblinka – ha proseguito Pezzetti rivolgendosi ai professori – E’ perché dovete insegnare agli studenti a documentarsi, cercare testimonianze e diventare loro stessi testimoni. Perché in un’epoca in cui tutto è a portata di mano su internet, gli stessi alunni devono pensare, ricostruire e comprendere la storia e i suoi drammi”.

Una storia fatta di pochi elementi per una grande tragedia. Come i binari, ricostruiti per tracciare il percorso dei treni dei deportati, che arrivano fino all’interno del campo e che proprio per questo distinguono Treblinka come lager di sterminio e non di concentramento (in questo caso i treni fermavano prima dell’ingresso).

I deportati, circa seimila al giorno solo dal Ghetto di Varsavia) una volta scesi dal treno venivano divisi in due baracche. “I nazisti – ricorda Pezzetti- dicevano che gli ebrei di Treblinka erano cadaveri in vacanza, perché il loro destino era comunque la morte”.

Una volta spogliate, le donne uscivano dalla baracca dove erano stati tagliati loro i capelli e, passo dopo passo, iniziavano a percorrere il tubo della morte. Uno spazio di appena cinque metri di larghezza dove migliaia di ebrei, uomini e donne, camminavano prima di finire nella camera a gas.

Tre scalini, qualche fioriera e una stella di David precedevano l’ingresso. Poi il telo, rubato da una sinagoga, con la scritta “questa è la tenda dove entrano i giusti”.

“Lo sterminio era un lavoro a catena, una catena della morte” spiega Pezzetti mentre racconta che i cadaveri venivano poi raggiunto da due commandi: quello dei dentisti, incaricati di staccare denti e protesi d’oro, e quello degli addetti a bruciare i corpi degli ebrei uccisi.

Un racconto atroce, che non risparmia lacrime ai professori dei licei di Roma e del Lazio che annotano, fotografano, ascoltano per poi a loro volta raccontare agli studenti.

“La visita a Treblinka è stata una presa di coscienza dell’orrore e una testimonianza.

Abbiamo organizzato un viaggio di formazione in un luogo che i nazisti volevano nascondere” ha sottolineato il presidente della Regione, Nicola Zingaretti.

“Abbiamo iniziato un percorso – ha proseguito- che porterà a costruire, con strumenti divulgativi quali libri di testo, foto e documentari, una testimonianza che aiuterà gli studenti a non dimenticare e amantenere alta l’attenzione sulla Shoah e sull’importanza della Memoria”.

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