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16 set

Roma, a piedi sulle rive del Tevere dove l’arte è contemporanea

“Mio fiume anche tu, Tevere fatale”, scriveva Ungaretti rivolgendosi al corso d’acqua culla della civiltà romana, tracimante vita e morte, ancora oggi teatro delle contraddizioni della città: emblema del degrado e allo stesso tempo privilegiato palcoscenico di grandi eventi d’arte. Ma a differenza della patinata cornice tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini scelta da William Kentridge per i suoi fregi, è un fiume Tevere diametralmente opposto quello al centro della mostra “There’s no place like home” inaugurata ieri a Lungotevere San Paolo 48. Per vederla bisogna indossare un paio di scarpe comode e avere un pizzico di coraggio. Soprattutto se si sceglie di visitarla di notte.

La location scelta è una base della Protezione Civile, luogo di ritrovamento di cadaveri, stretto tra i piloni di Ponte Marconi e i canneti dove si nascondono accampamenti abusivi. C’è da percorrere una strada sterrata e fangosa, dove si perdono le coordinate dalla frenesia quotidiana e ci si immerge in un modo dal sapore pasoliniano. Trenta artisti italiani e internazionali tra cui Jonathan Monk, Liliana Moro, Luigi Ontani, Masbedo, Jorge Peris – hanno realizzato altrettante installazioni site-specific. “There is no place like home” è un progetto nato a Roma nel 2014 da un collettivo di artisti (Giuseppe Pietroniro, Stanislao Di Giugno, Marco Raparelli, Alessandro Cicoria, Daniele Puppi) e due storiche dell’arte (Giuliana Benassi e Giulia Lopalco), con l’obiettivo di creare un dialogo tra arte e citta`attraverso mostre realizzate in spazi solitamente non dedicati alla cultura. Autoprodotto, quest’anno gode del contributo di Roma Capitale ed è stato inserito tra gli eventi dell’Estate Romana. «Abbiamo scelto non avvalerci di curatori – spiega Giuliana Benassi – ma di lasciare al centro gli artisti e le loro opere, liberi di esprimersi e dialogare tra loro».

Un vecchio peschereccio ormeggiato sul fiume è il cuore pulsante dell’esposizione, anche se per raggiungerlo bisogna superare un possente muro, opera di Pietroniro dal titolo “Guardando il Tevere”. «Un limite visivo che costringe a un cambio di prospettiva – spiega l’artista – e una riflessione sulle barriere che incontriamo ogni giorno ».

Superato l’ostacolo si raggiunge una spiaggia, con tanto di cartello “Nudist area” e due sagome che guardano l’orizzonte con un binocolo (lavoro di Marco Raparelli). Il barcone è inclinato dal peso della monumentale installazione in tufo di Jorge Peris a poppa, mentre a prua svetta il lampione di Liliana Moro. Tra i tanti lavori presenti sul natante spicca l’opera di Federica Di Carlo: una sfera in cristallo sulla quale rimbalzano dei fasci di luce violetta. «Uno strumento scientifico – spiega l’artista che capta i raggi cosmici e li trasforma in raggi luminosi».

Sovente a bordo squilla un vecchio telefono, installazione di

Daniele Puppi: risponde una donna che ulula, geme, rispecchiando lo stile provocatorio dell’artista che nel 2013 diede scandalo per il suo video “Happy Moms”- proiettato al Maxxi – un montaggio di immagini pescate da film hard. Ma l’opera più impressionante di Puppi, visibile sono da oggi fino al 19 settembre e nuovamente il 28, insieme ad altre performance tra cui quella di Luigi Ontani, è una video installazione sul pilone del ponte Marconi. Una sorpresa.

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