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31 mag

Roma, abusi sulle donne: da luglio i centri antiviolenza rischiano la chiusura

Il feroce femminicidio di Sara Di Pietrantonio, pedinata, inseguita, arsa viva alla Magliana, è ancora cronaca fresca. Che brucia sulla pelle di Roma. Eppure dallo storico “Centro comunale antiviolenza Donatella Colasanti e Rosaria Lopez” attivo dal 1997 a sostegno delle donne vittime di abusi, violenza e maltrattamenti, arriva un grido di dolore sulle politiche imboccate dal Comune proprio nei confronti del contrasto alla violenza di genere.

Il Centro – che sorge all’interno dell’edificio Ex Bruno Buozzi ed è un punto di riferimento sul territorio romano, sia per le donne che in questi venti anni hanno avuto accesso alla struttura sia per le istituzioni (forze dell’ordine, procure, ospedali, servizi sociali, associazioni del privato sociale) – è ora a rischio sgombero. Il 13 maggio l’avviso di sfratto contro cui gli operatori hanno chiesto una interrogazione parlamentare. A raccontarlo è la dottoressa Oria Gargano, presidente di BeFree cooperativa, che gestisce il servizio, convocata due settimane fa assieme alla dottoressa Francesca De Masi, responsabile del Centro antiviolenza, dal Dipartimento Comunicazione del Comune di Roma.

Ma la storia del Centro è la storia di 8.958 donne romane che si sono fatte aiutare e seguire. Più di 300 di loro, con figli minori, sono state ospitate nella struttura e, spiegano gli operatori, “hanno avuto una reale opportunità di ricostruire la propria esistenza, fortemente messa a repentaglio dalle violenze subite, e di progettare un futuro libero, indipendente e sereno”. “Sulla base delle informazioni ricevute – spiegano Gargano e De Masi – abbiamo appreso che l’edificio intero non è di competenza comunale ma che in realtà la proprietàè della regione Lazio, il cui Ufficio Patrimonio sta reclamando la riscossione di imponenti cifre per circa 20 anni di usufrutto dei locali. Il comune, da parte sua, non sembra avere la possibilità di saldare un debito così importante, e l’unica soluzione che si sta profilando è di chiudere il servizio. Pertanto, se non verrà risolto tale contenzioso tra comune e regione, il 30 luglio 2016, data di scadenza del bando di affidamento del Centro antiviolenza, questo importante spazio verrà chiuso”.

Ma non è il solo a rischio. Anzi, è l’intero sistema dei centri antiviolenza romani a traballare. “Questo dato desolante – aggiungono – è stato confermato il 31 maggio 2016, quando siamo state nuovamente convocate insieme a enti gestori di altri centri antiviolenza di proprietà comunale (SOSDonna H24, Casa Internazionale dei Diritti Umani delle Donne e Casa di Semiautonomia Giardino dei Ciliegi) per apprendere che anche per i servizi in questione si profila una chiusura. Il motivo, in questo caso, è l’impossibilità di emanare i bandi per il rinnovo dell’affidamento o le eventuali proroghe (sono tutti prossimi alla scadenza del contratto) dopo la recente norma sugli appalti pubblici, di cui non sono ancora note le linee attuative”. Dal luglio prossimo, insomma, le donne che subiscono violenze non avranno nessun aiuto dalla capitale.

“Si fa presto – concludono gli operatori riferendosi

al femminicidio della giovane Sara – a dire alle donne “denuncia”, e contemporaneamente chiudere tutti gli spazi di ascolto e di sostegno. Chiediamo ai/alle candidati/sindaco di prendere immediatamente parola su questo grave problema. In mancanza di mobilitazioni adeguate, dovremo concludere che gli indifferentì non sono solo gli automobilisti che non hanno soccorso Sara all’alba del 29 maggio, e che le dichiarazioni di cordoglio e di esecrazioni sono colpevoli bugie”.

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