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28 giu

Roma, addio Crocianelli, la passamaneria che conquistò cinema e moda

Per una settimana il regista Luchino Visconti rimase seduto accanto alla giovane artigiana a controllare che ogni filo fosse intrecciato nel migliore dei modi. Doveva girare una scena di un minuto in cui l’attrice Romy Schneider avrebbe indossato un abito particolare e tutto doveva essere perfetto. Ma di quella cura e manodopera ora non resterà più niente, perché la Passamaneria Crocianelli, bottega storica fondata da Ernesto Crocianelli nel 1870 in via dei Prefetti, sta per abbassare le saracinesche.

“Il 25 luglio dobbiamo riconsegnare i locali alla proprietà, purtroppo non ce la facciamo più a pagare l’affitto e le spese” spiega Giulia Carreras, figlia della proprietaria del negozio specializzato in passamanerie, embrasse per le tende, cordoncini, frange, fiocchi per le chiavi degli armadi. Articoli di un tempo che ora attirano meno clientela. “Ma il vero problema sono l’aumento delle tasse, le spese. Abbiamo ridotto il personale, ora nel negozio lavoriamo solo io, mia madre e una commessa. Eppure non basta” ammette commossa Giulia. Proprio lei, dopo oltre quindici anni trascorsi all’estero, a 35 anni, ha deciso di tornare a Roma per aiutare la famiglia a risollevare la bottega storica (circa 130 metri quadrati a due passi dal Parlamento). E così, schiacciati dal peso delle scadenze di fine mese, la decisione: iniziare la svendita per chiusura dell’attività. “Provo solo rabbia e dolore, mi sono battuta una vita per tutelare le botteghe del centro e adesso devo dire addio a un negozio che ha fatto la storia dei costumi del cinema, della moda e del teatro” si sfoga tra le lacrime Francesca Righetti, titolare della Passamaneria Crocianelli.

Anni di lavoro artigianale testimoniati dalle foto d’epoca. “Dal Quirinale alla Camera dei Deputati, dal Senato alla Curia romana, dai grandi alberghi alle ambasciate, tutti sono passati qui alla ricerca di un cordone particolare o di qualcosa per rifinire divani e arredamento”, racconta Righetti. E se le mura del negozio potessero parlare, racconterebbero di quando un gruppo di suore di un convento della capitale si fermò per ore a scegliere dei bordi ricamati per alcuni abiti di papa Giovanni Paolo II, o di come l’attrice Virna Lisi scherzava con le lavoranti, o della cura con cui il maestro dell’haute coture, Roberto Capucci, controllava le rifiniture che aveva ordinato per gli abiti delle sue collezioni.

“Per

mesi ho bussato alle porte del Comune sperando in un finanziamento – racconta Giulia Carreras – mi hanno risposto che i fondi per le botteghe storiche sono finiti”. Solo un intervento del Campidoglio potrebbe ribaltare la situazione. “La sindaca Raggi dice di essere la voce del cambiamento – prosegue Carreras – le chiederò un incontro. Il Comune non può voltarsi dall’altra parte, il commercio non può essere fatto solo di grandi griffe”.

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