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7 mag

Roma, al Palaexpo la rassegna cinematografica C’era una volta il muro

E’ tipico di tutti i regimi autoritari e dittatoriali cercare di utilizzare il cinema per creare consenso. E’ stato così nella Germania nazista, nell’Italia fascista e anche nella DDR, la Germania dell’Est, nata dalla spartizione del paese dopo la seconda guerra mondiale. Ma le volontà e gli intendimenti dei dittatori spesso vengono delusi: i film realmente propagandistici realizzati durante il ventennio fascista non arrivarono ad una decina, mentre nella Germania dell’Est, soprattutto successivamente alla costruzione del muro di Berlino, proprio attraverso i film, emersero, più o meno velatamente, le più ascoltate voci critiche nei confronti del regime comunista.

E’ significativo che in quarant’anni di storia della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca, furono vietati più di una ventina di film e una dozzina di titoli furono ritirati dalle sale subito dopo una prima proiezione, mentre altri ancora vennero bloccati in fase di post-produzione. Insomma una parte significativa della produzione cinematografica tedesco/orientale, benché realizzata con soldi pubblici, fu di fatto resa invisibile anche agli spettatori per i quali era stata concepita.

Quei film, tuttavia, sono sopravvissuti alla scomparsa della DDR e finalmente possono essere scoperti anche da noi grazie ad una interessantissima rassegna, C’era una volta il muro/Capolavori del cinema della Germania dell’Est, realizzata in collaborazione con la DEFA, la compagnia pubblica di produzione della DDR, in programma fino al 28 maggio al Palazzo delle Esposizioni. Il cartellone propone, con proiezioni serali alle 21, ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, venti film realizzati nella DDR fra il 1946 e il 1990. Nel programma sono mescolati titoli di successo, operazioni benedette dal regime, ma anche molti dei film all’epoca censurati. Se dal punto di vista quantitativo nella produzione tedesco democratica predominano i film, antifascisti, le rievocazioni sulla II° guerra mondiale, le biografie storico-letterarie, dal punto di vista qualitativo e spettacolare le cose più interessanti sono invece proprio i film critici nei confronti della realtà dell’epoca e quelli capaci di raccontare con partecipazione il trauma della divisione tedesca.

E’ il caso del film scelto per inaugurare la manifestazione il 5 maggio: “Il cielo diviso” di Konrad Wolf, il più importante regista della Germania Est, scomparso prematuramente, cinquantasettenne, nel 1982. “Il cielo diviso”, tratto dal romanzo di Christa Wolf, racconta la storia d’amore fra Rita e Manfred, resa impossibile proprio dalla costruzione del muro di Berlino ed è imperniato sulla separazione psicologica, oltre che fisica, fra le due Germanie. Un altro interessante film di Wolf, “Solo Sunny”, in programma sabato 20 maggio e premiato con il Leone d’argento al Festival di Berlino nel 1980, racconta la vita sregolata di una giovane cantante alla ricerca del successo.

Fra gli altri appuntamenti immancabili da segnalare giovedì 11 “Il terzo” di Egon Gunther, protagonista una donna, che, dopo il fallimento di due matrimoni, si mette alla ricerca di un terzo marito, sovvertendo il ruolo passivo assegnato nelle relazioni alle donne; “Sette lentiggini” di Hermann Zschoche, il 17 maggio, affresco sull’universo giovanile

carico di inquietudini; “Jakob il bugiardo” di Frank Beyer, il 19 maggio, poetica riflessione sull’Olocausto ed unico film della DDR candidato all’Oscar. Infine da non perdere “Io sono il coniglio” di Kurt Maetzig, in programma sabato 27 maggio, un film leggendario, realizzato nel 1965, proibito dalla censura e proiettato per la prima volta solo nel 1990: il più potente grido di protesta contro le assurdità e le violenze del regime.

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