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19 giu

Roma, al via il processo per le spese di rappresentanza dell’ex sindaco Marino

Rito abbreviato per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. L’hanno richiesto lunedì 20 giugno, alla prima udienza davanti al gup Pierluigi Balestrieri, gli avvocati del chirurgo: un rito che assicura, in caso di condanna, uno sconto di un terzo della pena.

Il dimissionamento. La vicenda è quella che riguarda il presunto fraudolento utilizzo della carta di credito del Comune ma anche le irregolarità che sarebbero state riscontrate nella contabilità della Onlus fondata da Marino, la Imagine. Vicende che travolsero l’ex primo cittadino che proprio per questo venne dimissionato dai consiglieri dem di fronte a un notaio.

La perizia grafologica. Marino era in aula, sereno e concentrato. I suoi legali hanno presentato al gup – e sarà l’accoglimento o meno di queste evidenze a decidere circa la domanda di abbreviato – una perizia grafologica e una spiegazione scritta dall’ex capo di gabinetto su cosa si debba intendere per spese di rappresentanza.

Lo scandalo degli scontrini. Furono dunque proprio le spese di rappresentanza a far scoppiare uno scandalo che, il 30 ottobre dello scorso anno, si concluse con le sue dimissioni. Scontrini e ricevute di ristoranti – tutti pagati con la carta di credito del Comune – furono passati al setaccio: e la procura ipotizza il reato di peculato e di falso.

L’interesse personale. L’ex sindaco avrebbe infatti, nel periodo 2013-2015, secondo il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il sostituto Roberto Felici, usato impropriamente e “ripetutamente della dotazione finanziaria dell’ente”, cioè la carta di credito ” a lui concessa in dotazione dal Campidoglio”, per cene e pranzi in ristoranti di Roma e di altre città d’Italia “nell’interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate”. Dunque non per spese di rappresentanza, ma per interesse personale. Per un totale di 13mila euro per 56 cene.

I festivi. Di più. Le cene, “consumate presso ristoranti della Capitale e anche di altre città (Genova, Firenze, Torino) ove si era recato, generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione” si sono svolte “al di fuori della funzione di rappresentanza dell’ente” cagionando “in tal modo un ammanco finale di 12.716 euro”.

I collaboratori fittizi. La Onlus Imagine, creata da Marino nel 2005, è protagonista di un’altra vicenda su cui la procura vuole vedere chiaro e sulla quale l’ipotesi di reato è quella di aver predisposto, tra 2012 e 2014, certificazione di compensi per prestazioni fornite da collaboratori fittizi o soggetti inesistenti.

La Onlus Imagine. L’obiettivo della Onlus era quello di fornire aiuti sanitari in Sudamerica e Africa. In questa vicenda Marino è indagato con Rosa Garofalo, Carlo Pignatelli e Federico Serra. Insieme,

secondo l’accusa, gli indagati avrebbero truffato l’Inps per seimila euro. Inducendo – come è scritto nell’atto di chiusura dell’ inchiesta – “in errore l’amministrazione finanziaria e l’Inps procurando alla Onlus un ingiusto profitto consistito (circa sei mila euro complessivi) nell’omesso versamento degli oneri contributivi dovuti per le prestazioni lavorative in realtà svolte da uno degli indagati in favore della Onlus”.

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