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20 giu

Roma, Ama e Acea terremoto ai vertici. Arriva lo tsunami Raggi

Aveva giurato che, se fosse stata eletta, avrebbe cambiato tutto e subito, a partire dal management di Acea. Adesso Virginia Raggi potrebbe essere costretta a farlo, a prescindere dalle sue stesse intenzioni. Sotto la poltrona della neo-sindaca di Roma giace infatti una mina pronta a innescare un’esplosione a catena dagli effetti in potenza devastanti: nell’arco di una settimana le principali aziende controllate dal Campidoglio, alcune delle quali in condizioni finanziarie a dir poco precarie, rischiano di restare senza guida. Decapitate. Allo sbando. E non certo per volontà espressa dell’avvocata a 5 stelle.

È l’effetto domino scatenato dalle dichiarazioni elettorali, prima; dal trionfo del Movimento, poi. Che già ieri ha fatto crollare il titolo della società di Piazzale Ostiense, il bersaglio grosso (insieme alle Olimpiadi) di una campagna al vetriolo: dopo il clamoroso esito delle amministrative, nel giorno dello stacco delle cedole, Acea ha lasciato sul terreno il 4,79%, nuovo minimo dell’anno. Dopo quello di Iren, la “sorella” di Torino, il peggior risultato registrato sul mercato delle utilities, in fibrillazione per le posizioni critiche sulla gestione privatistica del settore idrico e i timori di ribaltoni al vertice promessi dalle due candidate del M5s.

Altissima la tensione nel palazzone con vista Piramide. Dove ieri mattina presto la presidente Catia Tomasetti ha riunito lo staff per comunicazioni urgenti: “Potrei decidere di fare un passo indietro”, ha detto l’avvocata 50enne che l’ex sindaco Marino ha sempre considerato un fiore all’occhiello. Riflessione maturata in ragione del fatto che nel frattempo – ha spiegato Tomasetti – il suo impegno come presidente della Banca di Cesena è diventato più pressante. Un incontro sul quale, a giudicare dai tempi e dai modi con cui s’è svolto, devono aver pesato pure la vittoria dei 5 stelle a Roma e i loro propositi bellicosi.

Più difficile invece capire cosa farà l’ad Alberto Irace, che è anche direttore generale di Acea, messo esplicitamente nel mirino di Raggi. Da quanto trapela, lui avrebbe deciso di restare alla finestra, in attesa delle mosse della neosindaca. Per poi reagire a seconda che il principale azionista della società voglia agire di forza, convocando un’assemblea straordinaria dei soci per sostituire l’intero cda, come fece Marino, oppure ingaggiare una guerra di logoramento fino alla scadenza dell’incarico, che si concluderà nell’aprile del 2017.

Chi ha invece deciso di rimettere subito il suo mandato di presidente e ad di Ama è Daniele Fortini. Già nel cda in programma domani, lui e la funzionaria del Comune Carolina Cirillo – gli unici due componenti rimasti nel board dopo l’addio dell’avvocato Murra avvenuto a marzo – si presenteranno dimissionari, portando all’attenzione del consiglio un report sia degli obbiettivi raggiunti, sia di quelli indicati nel piano industriale. Starà poi a Virginia Raggi decidere se accettarle o meno. Un passo che per la verità Fortini aveva messo in cantiere prima delle elezioni. E che avrebbe comunque compiuto anche se avesse vinto Giachetti.

La stessa linea scelta dal dg di Atac Marco Rettighieri: il

manager amato da Renzi già in tempi non sospetti aveva detto che si sarebbe dimesso non appena il nuovo sindaco si fosse insediato. E così farà, ma nelle mani – prevede la procedura – dell’amministratore unico Armando Brandolese, nominato sei mesi fa dal prefetto Tronca a titolo gratuito per un anno. Una scelta che, a stretto giro, potrebbero seguire tutti i manager delle altre partecipate comunali. Innescando un effetto domino davvero difficile da gestire.

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