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6 mag

Roma, ambulante morto, una testimone: “Senegalesi inseguiti in moto dagli agenti, io spintonata”. La municipale: “Falso, quereliamo”

“Abbiamo visto gli ambulanti correre disperati con il loro fagotto. E abbiamo visto anche gli agenti inseguirli a piedi, in motorino. Due addirittura salire su una macchina nera sullo spiazzo davanti all’ospedale e partire sgommando in marcia indietro sul ponte dal quale abitualmente arrivano le ambulanze”. Non si placano le polemiche sul blitz anti abusivismo dei vigili urbani di mercoledì scorso in seguito al quale è morto Niang Maguette, ambulante senegalese di 54 anni.

I risultati definitivi dell’autopsia sul corpo dell’uomo escludono fratture sul suo corpo e confermano la tesi dell’infarto che ha colto l’uomo circa 40 minuti dopo l’operazione della polizia municipale. Da alcuni giorni il Comando dei vigili è finito nel mirino delle critiche di chi punta il dito sulle modalità “muscolari” di queste retate. Finora, però, erano mancate le parole dei testimoni oculari dell’operazione avvenuta su ponte Fabricio, sull’Isola Tiberina. Oggi arrivano quelle di Maria Delfina Bonada, la moglie dell’ex direttore del “manifesto”, Valentino Parlato deceduto il 2 maggio. Dalle colonne del quotidiano comunista, la donna racconta cosa ha visto quella mattina, davanti alla camera mortuaria dell’ospedale Fatebenefratelli, l’ospedale sull’Isola Tiberina dov’è morto suo marito: “Abbiamo visto gli agenti inseguirli e uno di loro, con un giubbotto di pelle marrone mi ha anche spintonato. Molti fagotti, caduti dalle spalle degli ambulanti, sono rimasti a terra. La caccia era all’ambulante”.

La signora Bonada smentisce esplicitamente il vicecomandante del corpo che proprio a Repubblica aveva dichiarato che la disposizione data agli agenti durante i blitz è quella “di non inseguire le persone. A noi interessa sequestrare la merce”. Dal Comando, però, non ci stanno e ribattono a quelle che, a loro dire, sono “falsità”. “Quel giorno – spiega una fonte dei vigili urbani – in quell’operazione non sono state coinvolte né moto né motorini. La signora non racconta il vero, forse si sarà confusa. In ogni caso siamo pronti a querelare”.

In un primo momento alcuni amici di Maguette avevano anche raccontato che l’uomo sarebbe stato fatto cadere e investito da una moto dei vigili urbani. Versione seccamente smentita dalla municipale. Oggi l’autopsia che si è svolta all’istituto di medicina legale

della Sapienza parla esplicitamente di infarto. Dall’esame

del cadavere, effettuato da Lorenzo Gitto, consulente medico legale nominato dalla Procura, è emerso anche che il senegalese aveva un cuore malandato, frutto di precedenti patologie. La vittima presentava anche una ferita lacero contusa sul labbro inferiore, probabilmente rimediata nella caduta a terra, che ha determinato una fuoriuscita di quel sangue trovato poi su un marciapiede.

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