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3 nov

Roma, Anno Santo tra maquillage e sprechi: quel fiume di appalti per 350 milioni

A UN passo dalla chiusura di questo Giubileo della Misericordia, l’ennesimo caso di mangiatoia privata imbastita su denari pubblici impone di tirare le somme e ricostruire un primo bilancio dei soldi spesi e dei lavori fatti. Perché nella città che meglio di ogni altra mischia insieme il sacro e il profano, la misericordia e la riconoscenza, l’appalto del San Camillo è una goccia di una pioggia di soldi che vale oltre 350 milioni di euro.

Il primo a mettere sul piatto un sostanzioso investimento è il governo che stanzia 200 milioni per finanziare una serie di interventi che vanno dal decoro alla mobilità, dall’accoglienza alla sanità. A corollario dell’intervento statale, Regione Lazio e Comune di Roma giocano un ruolo decisivo. La Regione mette a disposizione, solo per interventi nella sanità, 83,5 milioni di euro. Di questi, 19 milioni sono fondi per il personale, edilizia e ambulanze; 33,5 milioni fondi nazionali destinati all’edilizia sanitaria; 31 milioni stanziamenti richiesti al governo come risorse aggiuntive.

Nella lista degli affidamenti esterni, oltre a quello del San Camillo, sono altri 11 i pronto soccorso che vengono sottoposti a interventi di ristrutturazione. Tra questi, alcuni dei più importanti ospedali romani come l’Umberto I, il San Giovanni, il Pertini, il Sant’Andrea, il Santo Spirito, il Policlinico Gemelli.

Altri fondi regionali sono destinati al potenziamento del sistema dei trasporti: 11 milioni di euro per le ferrovie come la Roma Tiburtina-Roma San Pietro; e 51,7 milioni affidati al Cotral per l’acquisto di nuovi bus e per l’assunzione di 215 autisti. Anche il Campidoglio fa la sua parte, istituendo al suo interno l’Ufficio Speciale Giubileo, con il compito di controllare lo stato degli interventi, e tirando fuori da un bilancio pieno di buchi risorse fresche per rifare il trucco alla città. Si passa così dagli 800mila euro per la riqualificazione di piazzale Ostiense agli oltre 10 milioni per interventi di manutenzione sul Lungotevere fino al milione e mezzo stanziato per la pavimentazione del marciapiede di viale America all’Eur.

Tanti soldi persi nei rivoli di decine di micro interventi difficili da controllare e progettati per ridare ordine a una città che rimane invece intrappolata nelle sue contraddizioni. Una trappola di cui è stata vittima anche l’immagine di Papa Francesco, scelta per il layout della carta del pellegrino, una tessera a pagamento che avrebbe dovuto essere il lasciapassare per i turisti nel sistema di trasporto pubblico romano. L’idea è di Trenitalia che la propone ad Atac nell’ottobre del 2015. La società romana nicchia e il colosso nazionale dei trasporti decide di andare avanti da solo, compra le tessere (circa 500mila per un costo superiore al milione) e convince Atac ad attivarle. L’operazione sembra vicina al successo, ma la società romana decide di bloccare tutto costringendo Trenitalia a lasciare le tessere del Papa chiuse in un magazzino.

Come la società del trasporto locale, anche l’Ama ha voluto fare la sua parte. E nonostante vanti ancora nei confronti della presidenza del Consiglio un credito di 13 milioni

di euro per i servizi prestati nel Giubileo del 2000, l’azienda si è impegnata in attività extra di decoro urbano, oltre che ad incrementare alcuni servizi. Rientra in questo piano la realizzazione di una app che permette di visualizzare in otto lingue una serie di servizi offerti, che vanno dai percorsi delle spazzatrici ai calendari di raccolta dei rifiuti, fino agli itinerari delle pulizie. Tutte informazioni essenziali per i pellegrini impegnati a espiare i propri peccati.

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