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17 ago

Roma, Atac: la nuova tegola. Passivi per 23 milioni con l’Agenzia delle entrate

Sempre in attesa della sterzata decisiva da parte della nuova governance, Atac si scopre ogni giorno più in difficoltà. Perché i numeri contano. E continuano a pesare su un bilancio (peraltro non ancora approvato) da 1,35 miliardi di euro di debiti. Così, se da una parte l’azienda di via Prenestina è a caccia della liquidità necessaria per acquistare ricambi da quei fornitori che non accettano più pagamenti a 30, 60 o 90 giorni, dall’altra scopre di avere un passivo con l’Agenzia delle Entrate da oltre 23 milioni di euro.

A chiedere alla municipalizzata dei trasporti di fare chiarezza sui propri “carichi fiscali pendenti” è stata una delle società interessata a partecipare a una delle ultime gare bandite da Atac. Risposta: stando agli ultimi certificati, risalenti al 21 marzo e al 26 giugno, ci sono 12 cartelle di pagamento ancora in piedi. Dal 2003 al 2017, coprono un arco temporale ultradecennale, e come beneficiari di volta in volta hanno le diverse direzioni provinciali dell’Agenzia delle Entrate e l’ufficio regionale Grandi contribuenti.

L’elenco, due pagine di verbali e avvisi di accertamento, ora fa parte degli atti della procedura ideata dall’ormai ex amministratore unico Manuel Fantasia per vendere i crediti tributari della partecipata: l’Iva e l’Ires (l’imposta sul reddito delle società). Una manovra che restituisce alla perfezione lo stato di precaria salute dell’azienda ora guidata dall’ad e dg Paolo Simioni.

Pubblicato il 28 giugno, l’appalto in scadenza a inizio settembre vale 1,8 milioni di euro. Somma che finirà a quella società che riverserà subito ad Atac un totale di 36 milioni di euro per poi iniziare a lavorare alla riscossione. Insomma, una partita vitale per Atac: “La cessione – come si legge nella determina che accompagna il bando – costituisce l’elemento cardine su cui si fonda il flusso di cassa dell’ultimo quadrimestre 2017”.

Somme da cui la municipalizzata non può prescindere. Se la gara dovesse andare deserta, sarebbero “gravi” le “ripercussioni sulla liquidità dell’azienda, che non può contare su fonti alternative di finanziamento”. Manuel Fantasia è sincero: game over, qui si rischia grosso. Senza quei fondi, l’amministratore sacrificato nell’ennesimo giro di nomine pentastellate non esclude “ricadute sull’operatività aziendale”. Ovvero ulteriori ripercussioni sul servizio, sulle corse di bus, tram e metro.

Da via Prenestina il suono dell’ennesima mazzata in casa Atac è arrivata fino in Campidoglio. Come spiega l’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, “Atac e Ama sono società partecipate rilevanti e per questo entreranno nel bilancio consolidato della Capitale”. Il titolare dei conti del Comune promette che il rendiconto sarà approvato entro il 30 settembre. E che sono già stati predisposti “nuovi accantonamenti ed incrementati di

quelli esistenti per garantire copertura alle passività potenziali, in particolar modo a quelle delle due municipalizzate”.

Nel frattempo si attende il responso del superconsulente. L’avvocato Carlo Felice Giampaolino continua a lavorare sui conti dell’azienda. Ma le riserve sul futuro dell’azienda e sull’ipotesi di un concordato in bianco verranno discusse solo la prossima settimana, quando la sindaca Virginia Raggi tornerà a Palazzo Senatorio.

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