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20 set

Roma, autopsia omicidio Varani: “Luca ucciso da almeno 100 coltellate”

Colpito almeno cento volte a martellate e a coltellate, seviziato per lungo tempo e alla fine morto dissanguato per le troppe ferite subite. E’ la fine atroce che Manuel Foffo e Marco Prato hanno riservato al 27enne Luca Varani, massacrato il 4 marzo scorso in un appartamento del Collatino.

Dai risultati dell’esame autoptico, consegnato al pm Francesco Scavo, emerge come Varani sia stato raggiunto da circa 20 martellate alla testa e in bocca, mentre sono trenta le ferite da arma da taglio superficiali, cioè inferte al solo scopo di provocare dolore e sofferenza. Nessuna ferita e stata inferta dopo la morte e sempre secondo i periti, non c’è stata nessuna attività sessuale con la vittima durante il festino culminato con la morte del giovane.

Varani, proseguono i periti, è stato stordito con un mix di droga e alcool e poi torturato per oltre due ore, fino alla morte, con una violenza ingiustificata e senza senso che agli investigatori più esperti ha richiamato alla memoria il caso del ‘Canaro’, il tosacani che nel febbraio del 1988 si accanì su un ex pugile della Magliana per vendicarsi una volta per tutte dei soprusi subiti facendolo a pezzi e uccidendolo dopo un’agonia lentissima. L’autopsia su Luca Varani, consegnata al pm Francesco Scavo, certifica come Manuel Foffo e Marco Prato si siano accaniti sul ragazzo di 27 anni come se avessero un conto in sospeso con lui. Varani, oltre ad aver subito una ventina di martellate al capo e in bocca, è stato colpito alla gola con un coltello usato per affettare il pane senza aver subito il taglio delle corde vocali e della vena giugulare.

Su tutte le armi utilizzate per seviziare e uccidere Luca Varani ci sono tracce biologiche riconducibili a Marco Prato e Manuel Foffo. A confermarlo sono le analisi eseguite dal perito nominato dal gip in sede di incidente probatorio. Dall’esame effettuato su due coltelli e su un martello, infatti, la perizia avrebbe concluso per un analogo contributo nell’omicidio dei due indagati ai quali il pm Francesco Scavo ha contestato il concorso in omicidio volontario premeditato. Questo elemento confermerebbe la tesi della Procura in base alla quale i due indagati avrebbero fornito lo stesso contributo nell’uccisione del giovane.

E domani si terrà un nuovo sopralluogo nell’appartamento

di via Igino Giordani teatro del massacro. Al sopralluogo parteciperanno, oltre al pm Fracesco Scavo e ai carabinieri del comando provinciale e del Ris, anche i difensori di Prato e Foffo. Nell’occasione, tra l’altro, verrà acquisito il computer di Foffo, proprietario dell’appartamento. A breve, inoltre, un altro sopralluogo verrà effettuato nella stanza d’albergo in cui Prato aveva trascorso le ore successive all’omicidio, in zona piazza Bologna.

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