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17 feb

Roma, Balduina, un altro smottamento

Cede di nuovo l’asfalto alla Baldunia. In via Appiano, ad appena trecento metri da via Livio Andronico, dove mercoledì un tratto di strada è imploso inghiottendo sei auto, l’asfalto si sbriciola un’altra volta. La cornice attorno a un tombino, vicino alla stazione di Appiano, ha ceduto. I vigili del fuoco hanno escluso ogni relazione con la frana che si è verificata quattro giorni fa. La polizia municipale ha comunque recintato l’area attorno alla buca. La via non è stata chiusa al traffico. Troppo importante quel tratto di strada, soprattutto con una parte di via Livio Andronico chiusa al passaggio delle auto.

Intanto proseguono le indagini sul cratere che si è aperto mercoledì. Ai tre tecnici nominati dalla procura sono stati dati quattro mesi di tempo per rispondere alle domande: Quali sono le cause del collasso di parte di via Livio Andronico alla Baldunia? E chi sono i responsabili? Entro metà giugno la consulenza, con le relative risposte, dovrà arrivare sulla scrivania dell’aggiunto Nunzia D’Elia. Nel frattempo, però, occorre mettere in sicurezza l’area. Un compito delicato su cui stanno lavorando sempre gli stessi esperti scelti dai pm.

Il pericolo di nuove frane è concreto soprattutto perché oggi è previsto un acquazzone. La pioggia, in questi casi, è il peggiore nemico. Solo ieri sono state riversate 5000 tonnellate di terra (misto riciclato). È questa un’attività che altera lo stato dei luoghi. Tutto ciò non pregiudica però il lavoro di consulenza che dovranno svolgere i professionisti, due ingeneri e un geologo, nominati dai pm. Poche ore dopo il crollo, infatti, i vigili del fuoco avevano fatto volare un drone sopra il cantiere per fotografare l’intera area.

Intanto i magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati il direttore dei lavori e il responsabile legale dell’impresa edile che stava realizzando le tre palazzine, sono accusati di crollo colposo. Ma si tratta di un atto dovuto, le posizioni da vagliare sono moltissime, partendo da quella del progettista per arrivare a quella dell’Acea,

visto che il collasso del terreno avrebbe come causa l’acqua. È probabile, infatti, che l’origine del crollo si da ricercarsi nelle infiltrazioni che avrebbero quadruplicato il peso della parete spezzando i piloni in cemento armato. Quello che deve essere chiarito è se quell’acqua provenisse da una conduttura che si è rotta per usura o se, invece, è stata compromessa dai lavori. La risposta a questi dubbi comporta responsabilità diverse.

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