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20 mar

Roma, bancarotta gruppo Edom: tre arresti. “Spariti 9 milioni”

Sono scattate le manette, questa mattina, per gli amministratori del Gruppo Edom Spa, la società titolare dei negozi Trony della città. A finire agli arresti in carcere l’imprenditore romano F.A. di 51 anni, il commercialista D.F. di 50 anni, mentre il gip ha deciso i domiciliari per la stretta collaboratrice del commercialista e faccendiere. Il commercialista era già noto nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Tanto che questa operazione del nucleo speciale della polizia valutaria della guardia di Finanza prende il nome di Cigno Nero proprio perché nelle intercettazioni di Mafia Capitale gli indagati lo chiamavano “Cigno”.

L’accusa è bancarotta fraudolenta: i tre avrebbero spogliato di oltre nove milioni di euro la Edom causandone così il fallimento. Il dissesto della Edom ha origine nel debito nei confronti dell’erario (dovuto ad evasione fiscale) di 100 milioni di euro. Per questi reati F.A., sempre su ordine della Procura di Roma, era già stato arrestato nel dicembre 2013 dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi di reclusione (in quell’occasione erano stati sottoposti a sequestro beni immobili per oltre 9 milioni di euro).

Proprio per il grave stato di insolvenza dovuto da tutti i debiti, la società, inizialmente ammessa dal Tribunale di Roma alla procedura di concordato preventivo, nel febbraio scorso è stata dichiarata fallita.

La Finanza ha così scoperto che i tre, che si erano dimessi da qualsiasi carica societaria, avevano però continuato a programmare e attuare tutte le strategie economico-finanziarie della società, in completa autonomia rispetto agli amministratori nominati dal tribunale.

Accertamenti bancari e rogatorie con la Repubblica di San Marino, hanno permesso al nucleo di polizia tributaria di ricostruire i sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai

conti societari (circa 7 milioni di euro in 4 anni) e l’alterazione della contabilità realizzata attraverso artifici quali la cancellazione di interi blocchi di registrazioni, l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica, arrivando ad accumulare in società sammarinesi, riconducibili agli indagati, 9,5 milioni di euro.

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