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30 giu

Roma, Baricco al Palatino con Storia di Palamede

“PALAMEDE, la storia che lunedì prende posto allo Stadio di Domiziano al Palatino, l’avevo già fatto all’Olimpico di Vicenza. Il Palatino è magnifico, solenne, vagamente magico. Ora io, riguardo a spazi come quello di Vicenza e come questo qui di Roma, ho una mia idea. Luoghi del genere sono enormi e antichi strumenti musicali: non bisogna andarci a fare il teatro, bisogna suonarli.

Che poi vuol dire partire da come sono fatti, e cercare di farli risuonare con qualche storia, o visione” riflette Alessandro Baricco, ideatore, autore e regista di Palamede, la storia che impegnando Valeria Solarino e lo stesso autore, è un’anteprima estiva del XX-XI Romaeuropa Festival facente parte del progetto “Patrimonio e Creazione” realizzato con la Soprintendenza per l’area archeologica centrale di Roma, ed è un appuntamento che dal 4 al 9 luglio ha un sito fuori dall’ordinario, lo Stadio di Domiziano.

Interessante, e conseguente, l’indicazione di Baricco che senza mezzi termini giudica casse armoniche certe strutture adibite normalmente o eccezionalmente a ospitare spettacoli. Discende, secondo noi, questa valutazione di Baricco, dall’aver lui sempre privilegiato la cultura del suono, inteso come suono delle parole, delle storie, dei corpi, dei pensieri, degli eroismi, delle mitologie. E non è sbagliato, ora, considerare alla stregua di un concerto con relativa performance, e concept audio e musiche originali di Nicola Tescari, Palamede, la storia.

Già, ma chi è Palamede? E’ una grande figura della mitologia greca, protagonista della guerra di Troia, curiosamente cancellato da Omero nei suoi poemi. Malgrado questa “omissione”, la sua parabola è testimoniata da testi e scritti che ci sono comunque arrivati da più biografi, che di Palamede decantano la genialità. Ora Baricco, dopo Vicenza, ha reinventato per lo Stadio di Domiziano una memoria umana preziosa, appartenente a un universo simbolico. Con la complicità di Valeria Solarino, qui ne è il narratore, colui che ha il compito di dire le trame irrecitabili. E noi spettatori siamo una sorta di comunità, cui i fatti vengono evocati. E verremo a sapere che Palamede è ritenuto da alcuni, tra cui Euripide (eccolo, il teatro), l’inventore dell’alfabeto greco e della scrittura, oltre che della moneta, della musica (eccola, la musica), di alcune tattiche militari, e, secondo Filostrato, perfino dei concetti di stagione, mese e anno.

Eppure, verremo anche a conoscenza che Palamede, esimio stratega e responsabile bellico della spedizione greca durante la guerra di Troia, fu condannato a morte perché denunciato, ingiustamente, da Odisseo per aver venduto i piani di guerra achei ai troiani. E venne lapidato, e il suo nome finì cancellato

dalla storia.

E, pare voglia dirci Baricco, ecco un esempio illustre e problematico di come, da Omero in poi, i negazionismi, i seppellimenti preconcetti dell’intellighenzia, della storia occidentale scritta dai vincitori senza pietà sui vinti, è un male comune che fa vittime cui è riservato l’oblio. Ora non ci sarà sipario sulla scenografia di Roberto Tarasco, ma i costumi (attenti a quelli rari di Valeria Solarino) sono di Giovanna Buzzi.

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