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25 nov

Roma, bus lenti e traffico: “Metà degli alunni a scuola in ritardo”

Traffico congestionato e bus che non passano. Ma anche sveglie che non suonano. E umanissima strategia per evitare di farsi sorprendere impreparati dai prof. Qualunque sia il motivo – o la scusa – il dato è certo: nelle scuole della capitale il 50% degli studenti delle scuole superiori entra alla seconda ora. Un allarme lanciato dall’Associazione nazionale presidi del Lazio e di Roma perché: “Troppi ritardi influiscono sul voto di condotta e i ragazzi dell’ultimo anno così rischiano sulla votazione finale”.

Eppure neanche il timore di un voto negativo sembra essere riuscito ad arginare il fenomeno sempre più crescente dei “secondisti” che a novembre dello scorso anno era già salito al 48%: uno studente su tre. Dato che era stato pubblicato dal ministero dell’Istruzione utilizzando il rapporto di autovalutazione delle scuole proprio per tentare di sensibilizzare famiglie e alunni.

Un vano tentativo perché il numero – anche se di poco – è cresciuto ancora. I più ritardatari sono gli studenti del IV e del V anno dei licei scientifici e degli istituti tecnici. Più disciplinati quelli del classico e del linguistico. Contro la puntualità dei ragazzi che non arrivano al primo suono della campanella c’è il problema del traffico: “Ci rendiamo conto che in alcuni istituti gli alunni non sono puntuali per le strade congestionate dal traffico e per le continue difficoltà sui mezzi pubblici.

Tra bus che saltano le corse e metro che si ferma” spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi: “Per questo dirigenti scolastici e docenti cercano di essere tolleranti. Ma quando i ritardi sono troppo frequenti comunque scatta la nota disciplinare. Non possiamo fare altrimenti”.

Tra gli istituti dove i “secondisti” sono in costante crescita: l’Augusto a Furio Camillo, il Righi e il Torquato Tasso al Salario.

Per i presidi però il più delle volte si tratta di “strategia”. Se la disciplina da dribblare è alla prima ora, basta inventarsi una scusa e chiedere di entrare alle 9. “Sappiamo come funziona – prosegue il presidente Rusconi – e per questo le scuole avvisano i genitori affinché evitino che diventi una regola saltare le materie più a rischio, come matematica o italiano. Ma non è semplice controllarli”.

E se a Roma le scuole hanno puntato sulle note disciplinari per arginare il crescente fenomeno dei ritardatari, a Firenze i dirigenti hanno deciso di applicare una linea più dura. Da quest’anno infatti in alcuni istituti, chi superata la soglia di ritardi concessi viene impegnato in lavori socialmente utili. Quindi: aiutare i custodi a spazzare i corridoi, raccogliere le cartacce dal parco o portare le circolari

in portineria. Oppure sono impiegati per ripulire i banchi e seguire sportelli pomeridiani di recupero per tante ore quante ne hanno perse. Una “punizione” che diversi istituti romani stanno valutando: “Molti presidi si stanno già muovendo in questa direzione” conclude Rusconi: ” E stanno studiano un sistema per impegnare i ragazzi nel riordino di biblioteche e palestre”. Una rivoluzione che potrebbe riportare gli alunni alla puntualità.

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