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8 mar

Roma, business della spazzatura: chiesti sei anni di carcere per Cerroni

Per il business dei rifiuti chiesti 6 anni di carcere per Manlio Cerroni, il re della spazzatura. Il pm Alberto Galanti ha sollecitato la condanna per l’ex patron della discarica di Malagrotta per l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti. Sollecitata anche una condanna a 5 anni per l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi e per Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili allo stesso Cerroni.

Inoltre la Procura ha quindi chiesto al tribunale di infliggere 2 anni a Luca Fegatelli, gia’ dirigente dell’Area Rifiuti della Regione Lazio, 4 anni a Giuseppe Sicignano, gia’ supervisore delle attivita’ operative condotte presso gli impianti di Cecchina e 2 anni a Raniero De Filippis, ex capo Dipartimento del territorio della Regione Lazio.

Assoluzione, invece, per Piero Giovi, anche lui socio di imprese e storico collaboratore di Cerroni “per non aver commesso il fatto”.

“Siamo in presenza di un sistema che sta con un piede e mezzo nel 416 bis, l’associazione di stampo mafioso”, ha detto Galanti secondo il quale “a Roma e nel Lazio c’e’ stata una gestione da anni ’60 nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Per anni si e’ buttato tutto in discarica senza effettuare alcun tipo di differenziata”. Per il pm, “fino a due anni fa alla Regione Lazio non c’e’ mai stata una gara pubblica per affidare la gestione dei rifiuti. La parola ‘gara’ non e’ mai comparsa in questo processo”. E ancora: “La parola che invece abbiamo sempre sentito e’ emergenza: tutta la gestione dei rifiuti e’ avvenuta in emergenza, allo scopo di creare e autorizzare una situazione di monopolio assoluto nella gestione

dei rifiuti in tutta la regione Lazio”.

Parlando del gruppo Cerroni, il pm ha quindi aggiunto che “siamo in presenza di un monopolio reso possibile dal decreto commissariale di giugno 2008 che di fatto ha creato un sistema chiuso, ermetico, impermeabile, che ha impedito l’accesso nel sistema di altri competitor, eliminando ogni liberta’ di mercato e di concorrenza. Tutti gli impianti privati nel Lazio infatti, tranne due, sono riconducibili a Cerroni”.

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