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16 ago

Roma, caldo e cimici: allarme igiene nelle celle piene di Rebibbia

Nel caldo agostano che non dà tregua, con i lavori in corso a Rebibbia, il G9 è un carnaio e l’emergenza igienico sanitaria è già una realtà. Detenuti stipati e le cimici a rendere invivibili le celle. Il sovraffollamento, costante nelle carceri romane che contano una popolazione di quasi tremila persone, qui ha condizioni d’allarme rosso, nonostante il lavoro di agenti e addetti. Emerge dal giro compiuto dalla Garante dei detenuti del Campidoglio, Gabriella Stramaccioni, che nel weekend di Ferragosto ha visitato gli istituti di reclusione con Daniele Frongia, assessore allo sport e delega per il Garante, con un passato da volontario di Emergency proprio nelle carceri. Sul G9 è già partita una richiesta di intervento urgente indirizzata al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero di Grazia e giustizia. Urge una disinfestazione e una distribuzione più equa dei detenuti.

Il complesso di Rebibbia ospita al suo interno 4 istituti, tra cui il femminile che è il più grande d’Europa con 340 detenute. Tra queste nel corso della visita sono state incontrate anche le donne fermate e poi rilasciate durante lo sgombero di Cinecittà due. Gli uomini erano invece a Regina Coeli e anche loro dopo la direttissima hanno lasciato le celle con l’obbligo di firma.

Tutte le strutture cittadine accusano problemi di capienza. Con Regina Coeli che ha una popolazione di 906 detenuti contro 622 posti sulla carta. Il nuovo complesso di Rebibbia ha invece un’eccedenza di 96 persone su 1100 previste. Al femminile, a fronte di 269 brande ce ne sono 345.

Dal rapporto sullo stato delle carceri, oltre al sovraffollamento emerge la grave situazione della gestione del disagio psichico con gli istituti costretti a contenere uomini e donne che le residenze sanitarie assistite non possono ospitare.

È il caso di un giovane egiziano al quale è stata riconosciuta una malattia mentale con la commutazione della pena in un anno da trascorrere in una struttura di riabilitazione (Rems). Ma il posto non si trova e il giovane rimane in carcere. La sua storia marca ancora la distanza che separa la realtà penitenziaria da quella della salute mentale in ambito penale.

Nel nuovo complesso di Rebibbia, al reparto medico, tra i detenuti c’è anche Marcello Dell’Utri. Chi lo ha incontrato racconta che confida ancora nella possibilità che venga riesaminata la sua condizione clinica e che gli sia permesso di lasciare il carcere. Intanto studia storia per l’esame universitario di settembre all’Università di Bologna e tiene impegnate le sue giornate come tutor di altri detenuti aspiranti laureati.

Sembra lievemente migliorata la situazione al G8 dove le trans recluse stanno anche realizzando un murales. Frongia ha annunciato un potenziamento degli interventi sullo sport di in carcere, d’intesa con le federazioni: scacchi e pallavolo per iniziare con l’obiettivo di eventi all’esterno. Sul fronte del lavoro dovrebbe partire a breve il protocollo per la formazione di 50 detenuti giardinieri da parte di Ama da destinare alla cura del verde.

Capitolo a parte la situazione del Cie di Ponte

Galeria. Lì l’emergenza è soprattutto per le donne che sono 77. Bagni insufficienti e una condizione di promiscuità degradante fanno il resto. Ma su tutto c’è un problema di tempi di permanenza fino a otto mesi. Pur con una gestione migliorata da quando il centro è gestito dalla società francese Gepsa resta una struttura totalmente inadeguata a un sistema di accoglienza in linea con gli standard di non carceri che fatalmente lo diventano.

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