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23 ago

Roma, cancellato il murale di Derek Bruno a Ostiense

Una lunga linea bianca dalla quale nascevano tre quadrati in prospettiva, dipinti nei colori primari, che, intersecandosi, rappresentavano i tre livelli di lettura del mondo: la visione oggettiva, soggettiva, e la verità. Un murales, quello dello street artist italo-americano Christopher Derek Bruno, divenuto un simbolo su via Ostiense, nel cosiddetto “street art district” capitolino. E che oggi, dopo cinque anni, è scomparso sotto un pesante strato di vernice beige.

Non c’è la mano di un writer in competizione, né quella del decoro urbano dietro la sparizione del dipinto di 7×3 metri che da piazza del Gazometro si affacciava su via Ostiense. Semplicemente Italgas – cui appartiene il muro che cinge lo stabilimento dove nel 1937 fu eretto il Gazometro – ha deciso, a seguito di un progressivo danneggiamento dell’opera, di ripristinare l’aspetto originario della parete. Ad accorgersi della sparizione sono stati i residenti, che hanno denunciato a Repubblica l’accaduto. “Tre giorni fa – scrive il lettore Palmerino Masciotta – mentre tornavo a casa ho visto che il murales era stato cancellato. Presumo che sia opera dei responsabili di Italgas, ma in questo caso sarebbe meglio definirli ir-responsabili. Come possono accadere cose simili?”.

L’opera, datata 2013, prodotta e curata da Stefano Antonelli di 999 Contemporary (suo il grande museo a cielo aperto di Tormarancia) era stata realizzata in collaborazione con il VII Municipio, Oikos e Italgas, ed era stata poi censita dal Comune di Roma nella mappa dei lavori di street art di maggior rilievo della città. Nel corso degli anni aveva visto però lo stratificarsi di tag da parte di alcuni writer.

“Il colpo di grazia è arrivato cinque, sei mesi fa – dice Marco, proprietario del chiosco che vende fiori a pochi metri dal muro dove campeggiava il dipinto – quando è stato letteralmente massacrato da scritte”. E così, poco meno di una settimana fa, la società ha ordinato il completo imbiancamento del muro. “Non ne sapevo nulla, è stata una sorpresa anche per me – spiega il curatore – certo, mi avrebbe fatto piacere se Italgas mi avesse interpellato. Magari avremmo potuto trovare una soluzione insieme”.

L’interessamento da parte dei residenti testimonia come la street art, nel tempo, sia in grado di rivestire un ruolo nella definizione dell’identità di porzioni di città, e riapre la questione sulla conservazione di opere che per loro natura sono la celebrazione dell’effimero: pubbliche, esposte alle intemperie e, potenzialmente manipolabili e cancellabili. “Propongo al Comune di Roma una campagna di salvaguardia dei murales riconosciuti di valore artistico mediante apposizione di targhe ufficiali che invitino al rispetto dell’opera e un divieto di cancellazione”, suggerisce il lettore.

“Io credo che ogni opera abbia un inizio e una fine – sottolinea Antonelli – e un tempo per agire nel luogo in cui nasce. E dal momento che

la sua sparizione genera reazioni, vuol dire che ha agito bene, diventando un pezzetto di memoria collettiva”. E se l’opera di Derek Bruno oggi non esiste più, l’auspicio è che sul muro di cinta dell’Italgas possa nascere un nuovo progetto di street art. “Mi piacerebbe immaginare una coproduzione tra i vari operatori del settore, curatori, artisti e cittadini, coordinata proprio da Derek Bruno”, conclude Antonelli. La call è aperta.

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