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19 mag

Roma, Carminati vuole deporre in aula. Ma è scontro tra i legali e pm di Mafia Capitale

E’ scontro sull’audizione di Massimo Carminati. Potrebbe infatti sfumare la possibilità di sentire, per la prima volta nella storia “criminale” del Cecato, la sua testimonianza nell’aula bunker di Rebibbia dove si sta celebrando il maxi processo Mafia Capitale. Ancora non c’è nulla di definitivo ma ormai manca poco più di un mese a quella che dovrebbe essere la testimonianza più attesa di colui che, secondo la pubblica accusa, è il dominus, insieme a Salvatore Buzzi, della mafia romana. E’ sulla definizione del luogo fisico in cui svolgere l’esame e il controesame dell’imputato numero uno del maxi processo in corso per associazione a delinquere di stampo mafioso che accusa e difesa sono arroccate sulle proprie posizioni.

Da una parte i difensori del Cecato, gli agguerriti penalisti Giosuè e Ippolita Naso, che hanno dichiarato a inizio del dibattimento la disponibilità del loro assistito a farsi interrogare, ponendo però come condizione che l’audizione avvenga a Roma dove è appunto in corso il processo; dall’altra i pm del pool Antimafia Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini che tengono il punto sul regime di 41bis (previsto per i mafiosi) a cui è sottoposto Carminati nel carcere di Parma, lo stesso in cui è detenuto il boss dei corleonesi Toto Riina, e sulla sua pericolosità sociale tale da non potersi spostare fino a Roma.

Non è ancora chiaro quale sarà la decisione del tribunale nel merito ma certo se dovesse vincere la linea della procura si perderebbe un’occasione unica di sentire deporre Carminati che, protagonista di diversi processi, ha sempre scelto la linea del silenzio. Le riserve dovranno essere sciolte a breve perché il calendario di uno dei processi romani più lunghi degli ultimi anni vede fissata la fine delle audizioni di tutti i testimoni chiamati dalla procura il 14 giugno.

In 89 udienze, spalmate in sei mesi e mezzo (il maxiprocesso è iniziato lo scorso 5 novembre) la pubblica accusa avrà infatti esaurito l’esame dei teste per costruire in aula la prova delle accuse per cui 46 persone sono imputate con rito ordinario. Dei 59 iniziali infatti 9 hanno scelto il rito abbreviato (e nessuno di loro è stato assolto, ma tutti condannati

alla pena minima) e 4 il patteggiamento (anche loro tutti condannati).

Dal 15 giugno dunque, salvo slittamenti dell’ultima ora, iniziano gli interrogatori (di accusa e difese) dei 46 imputati e sarà battaglia vera in aula. Almeno fino alla fine di luglio il clima sarà rovente nell’aula bunker di Rebibbia e dopo la pausa agostana già calendarizzata dal giudice Rosanna Ianniello, a settembre si ripartirà con le audizioni dei testimoni della difesa.

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