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13 feb

Roma, caso Cucchi: chiesto il processo per cinque carabinieri

Chiesto dalla procura di Roma il rinvio a giudizio dei cinque carabinieri coinvolti nell’ inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009 nell’ospedale Sandro Pertini.

Per i tre militari che arrestarono il geometra, e ritenuti autori del pestaggio, l’accusa è di omicidio preterintenzionale, per gli altri due carabinieri sono calunnia e falso.

Il reato di omicidio preterintenzionale è stato configurato dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò nei confronti di Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, all’epoca dei fatti in servizio al Comando Stazione di Roma Appia.

Si tratta dei militari che procedettero all’arresto di Stefano Cucchi in flagranza di di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. Mentre a Roberto Mandolini, comandante Interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anche quest’ultimo militare dell’Arma.

Ai tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale è contestato anche il reato di abuso di

autorità per aver sottoposto Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge”.

“Sono emozionata, finalmente ci siamo”, sono state queste le prime parole che ha detto Ilaria Cucchi commentando la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Roma nei confronti dei cinque carabinieri. “È il momento migliore – ha aggiunto – proprio in occasione dell’associazione dedicata a Stefano che presenterò il 18 febbraio”.

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