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25 mag

Roma, caso De Santis. I genitori: “La sua condanna è stata decisa dai media”

Martedì 24 maggio è stato condannato dal tribunale di Roma a 26 anni di reclusione per aver ucciso il tifoso del Napoli Ciro Esposito. Ma per il padre, la madre e il fratello, Daniele De Santis è stato prima di tutto condannato dai media. Che non hanno scritto o raccontato in maniera equilibrata. Che hanno dato spazio sempre e soltanto a una versione: quello che vede nell’ultrà romanista un bruto omicida. E così dopo la sentenza hanno deciso di parlare. Hanno scritto una lettera aperta. Durissima.

Una condanna già scritta”. Nella lettera raccontano per la prima volta la loro versione. Per la prima volta fanno sentire la loro voce. Fanno intravedere come si sentono e come si sono sentiti in questi due lunghi anni, dal 3 maggio 2014, dopo la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Per i parenti di Daniele De Santis non sono stati i giudici della III Corte d’Appello di Roma a emettere la sentenza, perché quella decisione era già stata presa “molto prima dell’inizio del processo”. Quella del 24 maggio ci è stata una condanna “a dispetto di qualsiasi prova e di qualsiasi logica, data di prepotenza in quanto obbligata mediaticamente”. Alimentata dal “pregiudizio” e dalla “facilità con la quale viene strumentalizzato”.

“Solo una versione”. “Vi siete mai chiesti che influenza abbia avuto ascoltare perennemente una versione soltanto, urlata da tutti megafoni mediatici esistenti?”. E ancora: “Noi a prescindere da torti o ragioni, abbiamo sempre rispettato il dolore altrui, non intraprendendo né raccogliendo mai battaglie mediatiche; in silenzio riponevamo fiducia solo nelle indagini, ritenendo che replicare non fosse importante, che fosse importante solo aspettare e occuparci delle condizioni gravissime di Daniele che, dopo più di due anni, è ancora lì immobile su una barella con una intelaiatura d’acciaio alla gamba, cercando di salvare il resto dall’amputazione, in quanto appena tre mesi fà gli sono già stati amputati 15 centimetri di osso necrotico. Ma in fondo cosa ha di grave? ‘Un taglio al piede’, vi dicono oggi”.

“Vittima di un linciaggio”. Daniele, continuano i genitori di De Santis, quel giorno, quando esplosero i disordini nella zona del viale di Tor di Quinto, “fu vittima di un linciaggio”. Perché di questo, per loro, si tratta. Infatti è “vergognoso il tentativo di occultare le ben otto coltellate da cui si è salvato. Incredibile vedere come il tentato omicidio di Daniele a coltellate e sprangate venga omesso con naturalezza e sfacciataggine”.

La dinamica. L’ultrà giallorosso fu inseguito nel vialetto di accesso al Ciak Village, come raccontato da alcuni testimoni, proprio dove viveva. “Inseguire fin dentro casa, aggredire e massacrare un uomo in fuga non può di certo essere spacciato per una difesa”, hanno scritto nella lettera.

Le prove. Gli investigatori, però, secondo i familiari dell’ultrà, hanno fornito tutti gli elementi affinché la storia fosse raccontata in tutta la sua interezza e verità. “Il Racis (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, ndr) e i periti sono gli unici organi investigativi” si legge infatti, “che

hanno fornito le sole prove reali che indicano i modi e i tempi dell’aggressione a Daniele dimostrando nella loro perizia che tutto ciò che è successo, tutto ciò che è accaduto dopo che Daniele è stato aggredito dall’orda, dopo aver tentato in tutti i modi una fuga disperata cercando la salvezza al di là del cancello di casa sua. E’ inconcepibile che l’accertamento di tali autorità non abbia fermato questa condanna”.

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