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2 mar

Roma, centri culturali in rivolta: “Rivedete la delibera, gli sfratti ci uccidono”

Gli ottoni della Scuola di musica popolare di Testaccio suoneranno in piazza del Campidoglio venerdì prossimo, il 10. Con la forza delle note proveranno a ricordare alla sindaca il valore dell’esperienza avviata 40 anni fa dalla cantautrice Giovanna Marini. Poi ci saranno le fotografie. Sui cartelli le 113 realtà sociali di Roma a un passo dalla chiusura per effetto della delibera 140 della giunta Marino, proveranno a declinare in cifre la loro utilità sociale. L’obiettivo è fermare gli sfratti dai locali del Comune decisi con la nuova delibera approvata dalla giunta Cinquestelle il 22 febbraio scorso.

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Dai centri per i malati di Sla, agli asili interculturali, ai i teatri, insomma le 39 realtà della cultura e del terzo settore che operano nel municipio I e che sono state raggiunte dalle raccomandate inviate dal dipartimento al Patrimonio del Comune per la riscossione di anni di affitti arretrati calcolati sui prezzi di mercato (senza considerare né l’utilità sociale né le spese sostenute dalle onlus per le ristrutturazioni dei locali comunali) ieri pomeriggio si sono radunati nella sala del consiglio del parlamentino della City, in via della Greca, per “fare rete” e mettere a punto una strategia comune «di resistenza ». Insieme alla minisindaca Sabrina Alfonsi e all’assessore alle Politiche sociali, Emiliano Monteverde, hanno preparato la manifestazione del 10 marzo prossimo.

Gli amministratori di prossimità proveranno in ogni modo a difendere l’enorme patrimonio culturale e sociale che rischia di essere dissipato dall’operazione di riacquisizione del patrimonio pubblico. La Scuola di musica popolare di Testaccio, ad esempio, è stata raggiunta da un’ingiunzione di pagamento per 1milione di euro. Una cifra astronomica. Eppure, secondo la bozza di regolamento legata alla nuova delibera, chi non salderà le 36 rate, non potrà partecipare al bando per la riassegnazione degli spazi. «Noi — sottolinea la minisindaca Alfonsi — abbiamo la presunzione di provare a costruire la soluzione per tutelare tutte le realtà del municipio I, da portare come esempio alla sindaca». Alfonsi sarà in piazza insieme alla sua Giunta per sostenere le associazioni del territorio. Non solo. «Scriveremo a approveremo un atto ad hoc, in Giunta e in Consiglio municipale — aggiunge Alfonsi — la politica deve prendersi la responsabilità di amministrare». Del resto, l’azione di “recupero crediti” messa in atto dal Campidoglio nasce su impulso dei magistrati della Corte dei Conti subito dopo lo scoppio del caso Affittopoli.

Il risultato dell’operazione così condotta rischia di essere controproducente. Come nel caso dell’asilo Celio Azzurro, aperto il 1 giugno del 1990: il centro interculturale ha ricevuto una raccomandata per il recupero di 242.585 euro entro 30 giorni: gli ultimi sei anni di affitto a 5.676 euro al mese (il prezzo di mercato), anziché i 1.135 euro pagati fino a oggi col canone calmierato. Ieri pomeriggio 200 persone hanno manifestato al Celio per chiedere al Comune il blocco della delibera. C’erano le madri dei 60 bambini,

di 25 nazionalità diverse, che frequentano il centro. Accanto a loro le educatrici. Alcune, come Fayo, addirittura ex alunne dell’asilo: «Sono entrata quando avevo tre anni — racconta la 29enne etiope — adesso faccio la maestra, questo centro è la mia vita». Da Stefano Fassina a Orlando Corsetti un folto schieramento di politici è sceso in campo per salvare la comunità fondata da Massimo Guidotti insieme a don Luigi Di Liegro 27 anni fa.

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