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11 feb

Roma, chioschi a Capocotta: stop alle rimozioni dal Consiglio di Stato

Graziati i chioschi tra le dune di Capocotta. Il Consiglio di Stato, accogliendo le richieste dei titolari di due lidi della ex tenuta stretta tra Castel Porziano e Torvaianica, ha bloccato il provvedimento con cui Roma Capitale aveva negato la proroga delle concessioni demaniali fino alla fine del 2020 sull’arenile della riserva naturale del litorale.

Storia particolare quella di Capocotta, passata dai Borghese ai Savoia e infine salvata dalla speculazione edilizia nel 1985 dall’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Un’area di notevole pregio ambientale, dove si riversano e coabitano i bagnanti della domenica, i naturisti e i vip.

Venti anni fa la giunta di Francesco Rutelli aggiudicò la gara per gestire quel tratto del litorale a un consorzio composto da sei operatori balneari, che si impegnarono a fornire servizi ai bagnanti, a garantire sicurezza in spiaggia e in acqua e a tenere pulita la stessa zona dunale. Poi, scaduta la concessione alla fine del 2015, gli operatori si sono trovati alle prese con i problemi burocratici posti dal Campidoglio e dall’Unione europea e con le cosiddette “ruspe della legalità”. I consorziati hanno assicurato più volte che avevano sì ampliato le loro attività rispetto a quanto previsto dalla originaria convenzione, ma che lo avevano fatto d’intesa con il Comune, al fine di poter avere introiti utili a poter gestire anche il delicato ambiente naturale. «I risultati del resto si vedono anche a colpo d’occhio e poi abbiamo foto aeree che lo dimostrano» assicura l’avvocato Armando Montarsolo, che segue i contenziosi avviati dai consorziati.

Sul presupposto proprio che in quell’area gli abusi fossero spuntati come funghi e su input del prefetto Domenico Vulpiani, al timone del X Municipio commissariato per mafia, nel febbraio 2016 i vigili urbani effettuarono però un blitz e sequestrarono i chioschi finiti sotto accusa. I titolari delle attività incriminate iniziarono a quel punto a rimuovere tutte le opere considerate abusive e lo scorso anno il prefetto Vulpiani concesse loro di riaprire i battenti, prevedendo in autunno di indire una gara, come previsto dalla direttiva Bolkenstein, e negando la proroga della concessione fino al 2020, resa possibile dall’ormai nota legge 194 del 2009. I balneari non si sono arresi. E hanno ora ottenuto da Palazzo Spada lo stop al provvedimento che negava loro la proroga. Una vittoria incassata dal Consorzio Capocotta, che gestisce il “Mec’s”, e dalla coop Crea, che gestisce il “Mediterranea”, un tempo frequentato da Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini e Jane Fonda, mentre a giorni di discuterà l’appello del “Settimo Cielo”.

Per i giudici, che hanno sollecitato il Tar a entrare nel merito

e analizzato anche la normativa europea, è prevalente l’interesse a curare l’area a suo tempo data in concessione.

E ora l’obiettivo dei balneari è quello di poter nuovamente ampliare le loro strutture, al fine di poter avere entrate sufficienti a badare alla cura delle dune. «Andremo nuovamente a parlare col prefetto Vulpiani cercando una soluzione», precisa l’avvocato Montarsolo. Tuffi e ristoro a Capocotta intanto sono garantiti.

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