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2 mar

Roma, Cinese morta dopo scippo, il papà di Yao: “Dovevano avvertirci”

“Non siamo rimasti delusi solo noi, ma anche chi ci è stato vicino”. Gowen Zhang, il papà di Yao, non nasconde la rabbia. La delusione è tanta, il dolore cieco. La condanna dei due giovani rom che lo scorso 5 dicembre hanno rubato la borsa alla figlia, travolta da un treno a poche decine di metri dall’ufficio immigrazione della questura dopo aver tentato di rincorrerli, lascia l’amaro in bocca. Entrambi i colpevoli sconteranno la pena a casa: Serif Seferovic, condannato a 2 anni di reclusione, ha avuto la pena sospesa, mentre Gianfranco Ramovic sconterà ai domiciliari l’anno e i 6 mesi che gli sono stati comminati. Un verdetto che riaccende il dolore: “Più di una volta – confessa il padre, ora tornato in Cina – ho pensato di essere vicino a perdere la ragione per quello che è successo”

Quando ha saputo della condanna?

“Sono partito da Roma intorno all’una di lunedì, portando con me le ceneri di mia figlia. Sono atterrato a Pechino all’alba del giorno dopo, poi sono arrivato a Hohhot. Avevo appuntamento all’agenzia funebre. Ed è lì che mi è arrivata la chiamata dall’Italia. Nessuno ci aveva informato, nessuno ci aveva detto dell’udienza”.

Come avete reagito?

“Per tre volte negli ultimi tre mesi ho fatto la spola tra Pechino e Roma. Sono esausto, distrutto. Poi mi è arrivata la notizia della condanna. Mi sono fermato un attimo per cercare di realizzare. Poi mi sono chiesto: ha un senso? Non saprei. Dovevano almeno avvertirci”.

E invece?

“Siamo rimasti tutti imbambolati. Non solo i parenti, ma tutti quelli che hanno seguito questa vicenda. Le persone che hanno conosciuto Yao, ma anche chi non ha avuto la possibilità di incontrarla, stanno mostrando una grande umanità”.

La sentenza? Cosa ne pensate?

“Decide la legge, non sono un avvocato o un magistrato e non spetterebbe a me commentare. Ma da padre… dico solo che chi si comporta in un certo modo, chi compie reati nei confronti dei romani, dei turisti e degli stranieri che vanno in Italia per studiare o per lavoro, gettano un cattiva luce su tutta la città”.

Come ha detto a sua moglie della sentenza?

“Da quando sono tornato in Cina sono stato a casa solo per pochi minuti. Le dirò la verità. Io non so come affrontare l’argomento con mia moglie. Gli altri familiari hanno letto la notizia online. Hanno cercato di consolarmi, ma l’ho capito subito: sono rimasti delusi anche loro”.

Vorrebbe dire qualcosa ai genitori dei due condannati?

“È una domanda difficile. Ogni persona ha dei difetti, me incluso. Ma non far male agli altri è la base per una convivenza serena. Chi abita a Roma forse può capire. Voi come avreste reagito se avessero fatto una cosa del genere a un vostro familiare? Mettetevi nei mie panni. Yao era la mia sola figlia. A un certo punto sono impazzito dal dolore. I romani devono capire”.

Cosa?

“Quando certi comportamenti diventano un’abitudine o addirittura una professione, c’è qualcosa di

sbagliato nella società che li tollera. La continua evasione dalla legge è un orrore. Deve cambiare qualcosa, altrimenti la vita diventerà soltanto un brutto incubo. Comunqu4e non ho niente da dire ai genitori dei ladri. Loro non hanno partecipato, hanno avuto la loro dose di pressioni. Ma una cosa le assicuro: non saranno mai paragonabili alla sofferenza che la mia famiglia ha dovuto sopportare e continuerà a sopportare per chissà quanti anni ancora”.

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