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30 dic

Roma, Colomban: “L’onestà non basta il M5S si dia da fare. E più spazio ai privati”

«Atac e Ama sono tecnicamente fallite, è il governo che deve farsi carico di salvarle», dice l’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, l’imprenditore trevigiano che Grillo e Casaleggio, dopo l’arresto di Raffaele Marra, hanno di fatto incaricato di “commissariare” l’amministrazione grillina. Un’investitura che ora gli consente di infrangere alcuni dogmi a 5 stelle: dalla privatizzazione delle aziende comunali allo stipendio «che mi basta per pagare vitto e alloggio, praticamente io per la capitale lavoro gratis».

Lei da imprenditore lavora sempre in squadra. Dia un voto a quella capitolina.

«È innegabile che i primi mesi della Raggi sono stati poco efficienti e non molto produttivi. È la testimonianza che non basta essere onesti per governare, servono esperienze e soprattutto capacità manageriali che il M5S dovrà creare al proprio interno o reperire velocemente all’esterno. Detto questo, la gestione di Roma è di una complessità enorme. E a me non va di entrare in polemiche strumentali verso un Movimento fatto di giovani, sicuramente onesti, che devono però affrontare il passaggio da protesta e contestazione, al più complesso e gravoso compito della gestione. Purtroppo non sarà facile né per loro, né per i professionisti che li stanno affiancando, come il sottoscritto, stante il ginepraio burocratico e dissesto finanziario trovato».

Dicono tutti sempre così, assessore: dare la colpa a quelli di prima è lo sport nazionale.

«Non pensavo la situazione fosse così deteriorata. Le partecipate dal Campidoglio sono società che, se agissero nel privato, sarebbero già fallite da tempo; ma siccome svolgono servizi pubblici essenziali come i trasporti e la nettezza urbana, non possono fermarsi o fallire. Società che hanno privilegiato la spesa corrente in personale, salari e stipendi, anziché investire in strutture e macchine, che ora sono per il 30-50% da rottamare. Per farlo, servono ingenti risorse che, sommate ai debiti e agli indebitamenti bancari, portano il buco, le necessità economiche di cassa, fra i 2 ed i 3 miliardi».

E dove pensa di trovare tutti questi soldi?

«Per uscire da questo stato comatoso, di insolvenza diffusa, servirebbe una collaborazione tra Capitale e governo. Un’idea potrebbe essere tirare una linea, azzerare il pregresso come si fa in tutte le società che si vogliono rilanciare, aggiungendo ai 12 miliardi del debito storico di Roma questi 3 miliardi accumulati dal 2008 al 2016, che potrebbero essere restituiti nei prossimi decenni con un tasso di interesse pari al tasso dei titoli di stato. Altrimenti il nostro sforzo sarà inutile».

Poniamo che il governo accetti, dopo c’è da trasformare Atac & Co in aziende modello.

«Sarà un lavoro lungo anni, che dovrà essere fatto da esperti, con professionalità indiscusse, lasciati liberi di agire senza condizionamenti politici. Purtroppo però la mia esperienza, in questi primi 90 giorni, mi lascia molto scettico: per ingaggiarne alcuni sia nel mio staff, sia nel gruppo di lavoro sulle partecipate, ci sono voluti mesi e svariati scontri con la burocrazia, con limiti di retribuzione, con procedure e cavilli che a ogni passo possono costarci un’accusa di illeciti. Pensi, la mia remunerazione al netto delle tasse mi compensa solo dell’affitto di un appartamento e delle spese di viaggi e vitto, praticamente lavoro gratis, ma rischio a ogni firma di vedermi chiamato a rispondere per milioni di euro».

Amarezze a parte, come farà a risollevare le aziende comunali se i grillini rifiutano l’ingresso di partner privati?

«Alcune

idee del “tutto pubblico” spesso non corrispondono alla soluzione migliore. Molte attività dovranno essere privatizzate, come d’altronde prescrive la legge Madia o comunque andranno ricercate sinergie con imprese più efficienti fra il pubblico, ma perché no, anche nel privato; importante sarà scegliere le soluzioni che daranno un servizio migliore ai cittadini in una competizione salutare ed economicamente vantaggiosa per tutti».

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