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30 nov

Roma, condannato a 20 anni per omicidio: in tribunale la rivolta dei parenti della vittima

Un giudice impossibilitato a proseguire l’udienza, un imputato che ha rischiato seriamente di essere linciato, e un corposo numero di carabinieri, poliziotti e agenti della penitenziaria costretti a tener testa, evitando ogni provocazione, a una folla inferocita di persone, vicine alla vittima, che volevano farsi giustizia da soli. È successo di tutto nell’aula 2 gup al piano terra del palazzo di giustizia di Roma dove per oltre un’ora è regnato il caos: tutto perchè il giudice Claudio Carini ha condannato a 20 anni di reclusione, al termine del rito abbreviato, Yoandro Medina Nunez, cubano 24enne che nel novembre dello scorso anno uccise per gelosia, con un colpo di pistola alla testa, la compagna Nicole Lelli, di un anno più piccola.

Lei aveva deciso di lasciare il ragazzo dopo appena un anno dal matrimonio contratto a Cuba e non valido in Italia. Il pm Edoardo De Santis aveva chiesto l’ergastolo per l’imputato che rispondeva di omicidio volontario premeditato, un’aggravante che invece il gup non ha riconosciuto. E la condanna a 20 anni è stata ritenuta una pena troppo mite da familiari e amici di Nicole che a quel punto hanno cominciato a gridare allo scandalo lanciando insulti e minacce di ogni tipo all’indirizzo

dell’imputato e pretendendo che il giudice uscisse fuori per giustificare la sua decisione. I rappresentanti delle forze dell’ordine hanno faticato non poco per calmare gli animi e, soprattutto, per consentire a Medina Nunez di lasciare il tribunale senza danni. E il giudice, che ha ricevuto nel frattempo la visita del presidente dei gip Alberto Gentili, ha potuto chiamare la causa successiva iscritta a ruolo solo quando la situazione generale è tornata sotto controllo.

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