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25 gen

Roma, contagiò donne con Hiv: “Talluto consapevole del rischio”

Una “volontà pianificatrice di contagiare”. “Di avere rapporti sessuali a tutti i costi”. Valentino Talluto ha previsto che i contagi delle ragazze “si verificassero, e l’ha anche accettato come il prezzo per soddisfare i propri bisogni ed eccessi sessuali”. È in 111 pagine la sentenza di condanna della III Corte d’Assise presieduta dal giudice Evelina Canale, per Valentino Talluto, il 34enne originario della Sicilia, condannato a 24 anni di reclusione per aver contagiato con il virus dell’Hiv una sfilza di ragazze attraverso rapporti sessuali volutamente non protetti.

Secondo i giudici sono dimostrate le condotte di lesioni volontarie, tanto più che “Talluto era ben consapevole dal 2006 di essere sieropositivo e perfettamente a conoscenza delle cautele da adottare”. E poi, “la condotta criminosa dell’imputato si protrae per anni e vede sistematicamente Talluto, ogni volta, con ogni ragazza, nascondere il proprio stato di positività e ricercare, conquistata la fiducia, rapporti sessuali di ogni tipo, con coinvolgimento di conoscenti”.

Tanto più che “il decesso della madre di Talluto per Aids deve aver fatto maturare nel figlio, forse a sua volta contagiato propria dalla madre – scrive la Corte -, inequivoca e obiettiva certezza della gravita’ della malattia e dei suoi possibili infausti esiti. E il fatto che Talluto sia riuscito in alcuni casi ad avere rapporti sessuali anche non protetti con ragazze affette da grave malattia e dalla stessa sieropositivita’ (dopo la scoperta di essa) denota una chiara volonta’ di avere rapporti sessuali a tutti i costi, senza alcuna considerazione per il benessere fisico e psichico altrui e per le persone che abitano i corpi”.

Stando alla Corte, Valentino “non merita le attenuanti generiche per la reiterazione delle gravi condotte anche in danno di persone giovani e inesperte per il protrarsi delle stesse nel corso delle indagini fino al giorno dell’arresto”. Gli stessi giudici, inoltre, sottolineano l’assoluta mancanza di alcun segno di ravvedimento e di ristoro, anche minimo, degli immensi danni patiti dalle vittime”.

L’assoluzione dal reato di epidemia è legato al fatto che “la scienza medica richiede che il fenomeno del contagio sia consistente quantitativamente per il numero dei casi e per l’area geografica attinta”. “Ritengo che il dolo sia diretto e non eventuale, con le conseguenze anche sulla sussistenza dei reati a titolo di tentativo”

ha commentato l’avvocato Irma Conti. È lei ad aver raccolto le prime denunce delle vittime, a cui poi si sono associate le costituzioni di parte civile di altre ragazze, una delle quali difesa dall’avvocato Flavio Nicolai.

Valentino Talluto, difeso dagli avvocati Maurizio Barca e Tiziana De Biase, è stato arrestato due volte nel 2015 e 2016. Titolare dell’indagine il pm Francesco Scavo, che poi ha passato il testimone al pm Elena Neri.

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