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19 set

Roma, crepe in una casa Ater alla Garbatella. Intervengono i vigili del Fuoco

Lo chiamano l’Albergo bianco, è uno dei grandi lotti di edilizia residenziale popolare che sono stati costruiti alla fine degli anni Venti nel cuore della Garbatella. Al civico numero 2 di via Ignazio Persico, dicono gli abitanti, ci vengono anche gli studenti di Architettura per vedere di persona questa caratteristica costruzione che, insieme agli altri cosiddetti alberghi suburbani, costituisce uno dei simboli del quartiere a sud di Roma. Ma dell’originale colore bianco di cui era intonacato il palazzo resta ormai poco perché la struttura presenta vistosi segni di degrado. E martedì mattina i residenti hanno avuto l’ennesima conferma dello stato di incuria in cui le loro case sono lasciate. Una grossa crepa si è aperta nel muro in corrispondenza di una colonna portante in cemento armato. Una crepa che parte dal pavimento del piano interrato e sale fino al secondo.

Preoccupati, gli inquilini hanno allora chiesto l’intervento dei vigili del Fuoco. E una volta fatti cadere i calcinacci e l’intonaco rigonfio intorno alla crepa, è subito apparso evidente che l’armatura dentro il cemento della colonna ha avuto un cedimento. I pompieri hanno poi eseguito le necessarie verifiche di stabilità del palazzo, che per il momento non è stato evacuato. Sul posto sono arrivate anche pattuglie della polizia e tecnici dell’Ater, l’azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica del Comune di Roma che ha in gestione il lotto di via Persico. Nel pomeriggio il solaio del piano interrato è stato puntellato dagli operai di una ditta incaricata dall’Ater stessa. E dall’ente gestore viene reso noto che un ingegnere strutturista dovrà redigere una relazione sull’entità delle lesioni e sulle conseguenze per l’intera struttura.

Nessuna notizia, però, sui tempi in cui la relazione sarà consegnata, né sulle cause del cedimento. Per questo i residenti, in un misto di rabbia e rassegnazione, lamentano la mancanza di informazioni e di attenzione da parte dell’Ater. Qualcuno sta in ansia e si chiede se sia prudente rimanere a dormire all’interno degli appartamenti. Altri si fidano, convinti del fatto che se il danno fosse grave le forze dell’ordine avrebbero ordinato lo sgombero dello stabile. Ma tutti temono che, dopo il primo intervento per tamponare l’emergenza con i puntelli, l’azienda non si preoccupi di eseguire gli ulteriori lavori di manutenzione che servono. Perché, dicono, non è la prima volta che problemi strutturali del palazzo vengono ignorati dall’ente gestore e che le richieste degli abitanti restano senza risposta.

Gli unici interventi di ristrutturazione o riparazione, raccontano gli inquilini, sono quelli effettuati dai privati. C’è chi ha pesanti infiltrazioni di acqua dentro casa e ha cercato di tamponare le perdite con pezzi di guaina. C’è chi mostra preoccupato le colonne del portico sul tetto del palazzo, dove l’armatura di acciaio è ormai scoperta ed esposta alle intemperie perché il calcestruzzo si è sgretolato in molti punti. Qualcuno ha verniciato con antiruggine il metallo scoperto, ma la pioggia intensa ha provocato la caduta di calcinacci. Al punto che una porta di accesso al terrazzo è stata chiusa lo scorso maggio

con i sigilli della polizia di Roma Capitale per il rischio di crolli. Ma ci sono addirittura due appartamenti che nel 2012 sono stati puntellati all’interno: da quattro anni, in pratica, in alcune stanze di queste abitazioni ci si muove tra tubi e travi perché i soffitti hanno ceduto e c’è chi dorme sotto mattoni a vista. Tutti questi interventi sono serviti a tamponare situazioni critiche nell’immediato, ma manca un progetto complessivo per il recupero dei palazzi.

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