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24 set

Roma, crollo a Ponte Milvio, palazzi senza patentino “Deve essere obbligatorio”. “Sul crollo ha influito anche il terremoto”

Manutenzione ai minimi termini, prevenzione il più delle volte quasi nulla e un grande assente: il fascicolo di fabbricato, patentino dello stato di salute di un palazzo, abolito otto anni fa dopo che Tar e Consiglio di Stato annullarono la delibera licenziata nel 1999 dal Comune, di fatto mai diventata operativa. Punti sui quali battono gli esperti all’indomani del crollo in via della Farnesina. E anche Virginia Raggi, su Facebook, dopo aver spiegato di come la prevenzione è fondamentale, parla della necessità che “il fascicolo del fabbricato sia obbligatorio”.

La “carta d’identità”. Come lo dovrebbe essere per Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e legislazione ambientale alla Sapienza di Roma e presidente di Sogeea spa: “In questi casi sarebbe preziosissima l’analisi del fascicolo di fabbricato, in modo da ricostruire la successione di tutti gli interventi che sono stati realizzati all’interno dello stabile dalla sua costruzione a oggi. Ma averlo abolito si conferma ancora una volta una scelta miope, avventata, anche perché è una carta di identità completa dell’immobile, un punto di riferimento fondamentale per quanti si trovano a intervenire su una determinata struttura”.

Zero manutenzione e speculazione edilizia. Per gli esperti, poi, buona parte del patrimonio edilizio di Roma rischia di subire crolli strutturali. Ma la colpa non è del sottosuolo, che pure è in molti punti cavo tanto che la città, secondo l’Ispra, è tra le più interessate al mondo da voragini del terreno in superficie. Al contrario. La responsabilità è della mancanza di manutenzione e di anni di speculazione edilizia e appalti al ribasso. Secondo Cna, Confartigianato e Acer almeno il 60% degli immobili è anteriore agli anni Ottanta e non rispetta le attuali norme sulla sicurezza, tanto sismica quanto idrogeologica. A rischiare, in particolare, sono i palazzi in muratura: ovvero tutti i quartieri entro le Mura Aureliane ma anche Prati, Monteverde, Flaminio e parte di Roma Est, per non parlare delle zone lungo il Raccordo come San Basilio, Magliana, Aurelia. Secondo l’istituto di ricerca Cresme, almeno il 20% degli edifici è in condizioni fatiscenti. Eppure manca la mappatura e il monitoraggio degli immobili a rischio, oltre al fascicolo del fabbricato. Il problema, in sostanza, è largamente sottovalutato. Da anni.

Rischio idrogeologico. “Ci vuole maggiore sensibilità verso la manutenzione del proprio immobile in cui si vive – spiega Carlo Bellioni presidente di Cna edilizia – occorre affrontare con responsabilità lavori di ristrutturazione senza stravolgere la distribuzione interna delle case”. Il rischio idrogeologico del sottosuolo di Roma non fa che accentuare il problema: 2La città è a rischio esondazioni ma i palazzi in generale sono privi di indagini geotecniche”, spiega il presidente dell’Istituto di Geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni.

Gli effetti delle onde sismiche. Non solo: il rischio aumenta se si costruisce troppo vicino ai fiumi, perché si amplificano gli effetti delle onde sismiche. E infatti non si può escludere che il terremoto di Amatrice abbia avuto conseguenze, anche se piccole, sul crollo dello stabile di via della Farnesina. A dirlo è il presidente di Confartigianato edilizia, Marco Matteoni, secondo cui nella zona di Ponte Milvio si sono formate nel corso degli anni infiltrazioni d’acqua che “hanno bucato le fondamenta del palazzo”. Da tempo manca una pulizia completa dei fondali del Tevere: per Legambiente l’ultima risale al 2008 e non ha interessato tutto il fiume nonostante le zone di Ponte Milvio e lungotevere

nord siano considerate al livello massimo di rischio idrogeologico. In sostanza se si vuole mettere in sicurezza il patrimonio edilizio bisogna avviare un programma di manutenzione a lungo termine: lo dice il presidente dell’associazione dei costruttori romani, Edoardo Bianchi: “Senza fare inutili allarmismi siamo insufficienti sul piano della sicurezza sismica, stradale e idrogeologica. Servono due generazioni per fare interventi strutturali. Ma dobbiamo iniziare ora”.

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