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9 mar

Roma, cultura sfrattata: protesta in Comune

Le associazioni cambiano passo, invadono il Campidoglio e scrivono al Comune a guida pentastellata. Oggi pomeriggio le realtà socioculturali a rischio sgombero trainate dalla Cgil si troveranno sotto Palazzo Senatorio. Mentre ieri l’altra metà del terzo settore ha messo nero su bianco il proprio accorato appello. Sotto sfratto o comunque alle prese con cartelle esattoriali a sei zeri, chi è incappato nel caos concessioni ora combatte su più fronti.

Da una parte chiede alla giunta Raggi, “rimasta passiva”, di uscire allo scoperto. Dall’altra, in vista della prima maxi-udienza del 6 aprile, continua il braccio di ferro con la procura della Corte dei conti del Lazio: per ora ai dirigenti comunali che negli anni hanno gestito il dipartimento Patrimonio sono stati notificati 200 inviti a dedurre (corrispettivo di un avviso di garanzia) e 132 citazioni per un presunto danno erariale da capogiro. Il numero di fascicoli aperti dal vice procuratore regionale Guido Patti – le associazioni con un esposto chiedono il deferimento del pm alla commissione disciplinare della Corte dei conti per abuso della funzione inquirente – è però in continuo aggiornamento. Così come gli avvisi di sfratto che i funzionari capitolini, a loro volta terrorizzati da una possibile accusa di danno erariale, continuano a diramare. Nel calderone è finito di tutto: l’insegnamento gratuito dell’italiano agli immigrati e ai richiedenti asilo, l’assistenza ai senza fissa dimora, ludoteche per bambini disagiati.

Il documento presentato ieri nell’assemblea convocata all’hotel Palatino da realtà come l’Osservatorio pubblica amministrazione e il Forum terzo settore Lazio punta allora a fare chiarezza. Riepiloga tutti i passaggi critici della recente gestione delle concessioni capitoline, senza usare giri di parole: “L’aggressione del vice procuratore si è sviluppata con diffide ad operare sfratti, pena la citazione per danno erariale nei confronti dei dirigenti riottosi a recepire i “suggerimenti” dello stesso pm”. Ce n’è anche per “una dirigenza burocratica, impaurita e priva del senso delle istituzioni”, secondo le associazioni incapace di difendere chi negli immobili del Comune svolge “attività coerenti con gli interessi pubblici perseguiti dalla stessa amministrazione”.

Non solo accuse. Ieri è arrivata anche una proposta di delibera da recapitare alla giunta Raggi, a quell’esecutivo grillino che fino a questo momento ha promesso di bloccare gli sfratti partiti in era Tronca (per ora fermi a quota 73 su circa 700 immobili) ma al contempo ha varato un atto che prevede 113 sgomberi. Il terzo settore chiede una rivoluzione culturale, mettendo in primo piano il “valore sociale”. Un concetto da definire entro quattro mesi tramite un’apposita commissione prima di dare mandato ai vigili urbani e agli ufficiali giudiziari di allontanare altre associazioni dai locali di proprietà del Campidoglio. Anche perché il nuovo regolamento M5S non convince: al nuovo bando non potrebbe accedere chi ha debiti con il Comune o chi non riuscirà a saldarli. In altre parole, dopo l’intervento della Corte dei conti l’attuale panorama delle realtà socioculturali

capitoline rischia di sparire.

Tra queste anche Celio azzurro e la Scuola popolare di musica di Testaccio, oggi in piazza con il coro e le Mani Bianche: “L’accusa di essere un’associazione a scopo di lucro fa male – spiega il presidente Roberto Nicoletti – perché, dopo aver restaurato la sede abbandonata al degrado, oggi con gli stipendi che paghiamo riusciamo appena ad avere l’equilibrio di bilancio”. Su cui ora gravano 733mila euro di arretrati.

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