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21 mar

Roma, cumuli di rifiuti e strade sporche: così la città si presenta ai grandi

Nessun incanto. Nessuna vista mozzafiato. Sabato, i potenti del mondo radunati sulla sommità del Campidoglio per le celebrazioni del sessantesimo anniversario dalla firma dei Trattati di Roma, osserveranno una città consegnata all’abbandono.

Nessun intervento di maquillage è stato messo in campo in vista del summit europeo. La Capitale d’Italia si presenterà in tutta la sua sincera “grande immondizia”, per dirla parafrasando la pellicola di Paolo Sorrentino.

Per sfogliare le cartoline della Roma delabrè, soffocata dalla paralisi amministrativa, non è necessario spingersi nelle periferie dimenticate, dove pure i Cinquestelle avevano fatto il pieno di voti alle comunali. Le berline di rappresentanza sfileranno lungo le strade dissestate dell’area blu, la zona di massima sicurezza. Attraverseranno piazza Venezia. Lì, di fronte alle ringhiere ritorte al centro dei giardini all’ombra del Vittoriano, le pupille di Merkel, Holland, May, Rajoy, si contrarranno per la prima delle innumerevoli volte. Perché è impossibile restare indifferenti di fronte alle decine di cantieri abbandonati, ai cumuli di spazzatura lungo i marciapiedi, ai banchetti dei gabbiani nel angoli più prestigiosi del centro storico.

Eppure, “a Roma non si può parlare di emergenza rifiuti”, afferma l’assessora comunale all’Ambiente, Pinuccia Montanari. In riferimento all’accusa mossa dal dem Athos De Luca, secondo cui Cerroni avrebbe ridotto il conferimento in discarica per alzare il prezzo del servizio, aggiunge: “La Capitale d’Italia non può essere oggetto di ricatto da parte di colui che ha gestito i rifiuti per tantissimi anni in questa città”.

Roma in questi giorni “è sotto i riflettori del mondo”, ha rilevato ieri la sindaca. Il mondo allora, scruterà interdetto i giacigli dei clochard al centro delle aiuole in piazza San Marco, le ringhiere in ferro battuto lasciate ad arrugginire tra i ciuffi di erba infestante.

“Qui è tutto così – si sfoga Massimo Sebastiani, un 52enne residente dietro vicolo Margana – sabato non sappiamo neppure se potremo uscire di casa. In cambio del disturbo non hanno neppure dato una risistemata alla zona, che vergogna”.

A motivare la rabbia della cittadinanza il “cantiere pollaio” di fronte al fermata del tram 8, oppure quello più avanti in prossimità del capolinea degli autobus. Ce n’è un altro più grande in piazza Margana. Per raggiungerlo si è obbligati a percorrere l’omonimo vicolo, costeggiato dai rifiuti. Al civico 3 l’aria diventa irrespirabile: una rientranza nella parete è stata trasformata in un vespasiano.

“Per avere un po’ di decoro, la scopa la passiamo noi – racconta Nando De Sanctis, un 80enne residente in piazza Margana – altrimenti nessuno pulisce”. Il cuore della città storica, così conciato, “è un brutto vedere – ammette Viviana di Capua, la presidente dell’Associazione abitanti centro storico – su tante situazioni si potrebbe intervenire con delle azioni mirate”.

Chissà se qualcuno riuscirà a rimuovere la montagna di sacchi neri che ieri intralciava il passaggio ai turisti all’altezza

del civico 98 di via XX Settembre, poco prima della residenza del premier Paolo Gentiloni. Auspicano lo stesso intervento al rione Monti. “Via Leonina, via dei Serpenti, via degli Zingari, via del Colosseo, sono sporchissime – denuncia la consigliera del municipio I, Nathalie Naim – la differenziata non sta funzionando e i cassonetti sono circondati da montagne di spazzatura”. La città è diventata questo. Impossibile nasconderlo agli occhi del mondo.

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