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28 nov

Roma, dal Campidoglio attacco al premier: “Con la riforma deriva autoritaria”

Sotto attacco. Assediata. Nel mirino dei “poteri forti”: tutti schierati contro di lei. Il Vaticano, che non l’ha invitata alla cerimonia per il Giubileo appena concluso. Il governo che non perde occasione per darle addosso, con il premier Renzi ieri tornato a chiederle «quando comincerà a fare il sindaco di Roma». Persino l’Anac di Raffaele Cantone, nel quale credeva di aver trovato una sponda, che apre un’indagine sul fedelissimo Raffaele Marra. Mentre dalla Procura continuano ad arrivare voci di inchieste.

Virginia Raggi, in piena sindrome da accerchiamento, prova a reagire. In mattinata convoca una conferenza stampa per lanciare il suo «storico piano di raccolta rifiuti e pulizia della città» accanto all’inseparabile assessora Paola Muraro. Nel pomeriggio stringe i bulloni in vista dell’appuntamento di oggi in assemblea capitolina, dove il M5S presenterà una mozione che impegna il Campidoglio a dire no alla riforma costituzionale. Una battaglia, almeno questa, che la prima cittadina intende vincere: per provare a tutti, in particolare a Beppe Grillo, che le carte le dà ancora lei. Farla fuori, come pure molti big pentastellati vorrebbero, non sarà un gioco facile. Un ordine del giorno per rilanciare la sua immagine appannata. E perciò scritto con parole e toni durissimi: «Le riforme del sistema elettorale e del Senato andranno a ledere profondamente i diritti costituzionali dei cittadini», si legge nel testo. Il loro «combinato disposto offrirà un potere praticamente assoluto al partito o alla lista che, con il solo 40% dei voti, conquisterà il 55% dei seggi alla Camera dei deputati» e «comprimerà ulteriormente il diritto alla “sovranità popolare” dei cittadini, modificando e mortificando gli istituti costituzionali di democrazia diretta ». Tutto il frasario utilizzato dal M5S condensato in due paginette non prive di errori marchiani. Chiuse esprimendo «fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto». Da arginare impegnando la sindaca «a farsi promotrice della volontà espressa dal consiglio comunale» presso i vertici delle istituzioni nazionali.

Un atto di guerra. Che troverà le opposizioni sulle barricate. Soprattutto il Pd: «Ma è mai possibile che l’ Aula Giulio Cesare debba essere ostaggio della propaganda dei 5S?», tuona la capogruppo Michela Di Biase. «Invece di occuparsi della città, che è in una situazione di profondo abbandono, la sindaca Raggi fa i compiti a casa che le vengono dati dalla Casaleggio e associati».Con Orfini a rincarare: «Quell’aula rappresenta la città. E invece con disprezzo delle istituzioni verrà trasformata in una piazza elettorale. Mentre Roma è ferma. Questi sono i presunti rivoluzionari grillini: incapaci che con arroganza occupano le istituzioni. Come ha fatto solo la destra peggiore».

Un fuoco di fila al quale ieri si è aggiunto pure il premier Renzi. Prima dichiarando che c’è «disponibilità totale a lavorare con il Comune di Roma purché il Comune di Roma abbia voglia di lavorare con noi», ha risposto il capo del governo a chi gli chiedeva notizie sul patto per Roma. Poi ha attaccato: «Ci sono state fatte proposte da altre amministrazioni, seppur di carattere politico opposto, come la Regione Lombardia o il Comune di Napoli e abbiamo firmato dei patti, come è sacrosanto che sia. Quando l’amministrazione capitolina sarà pronta a discutere nel merito, noi siamo qui, ma è chiaro che il patto non può contenere i soldi delle Olimpiadi, come ho letto da qualche parte, perché quei soldi il Cio li dava solo in caso di Giochi a Roma e invece andranno a Los Angeles o chissà dove». Tanto

più che «il Campidoglio non ci ha fatto ancora avere nemmeno le richieste per la firma del patto », ha aggiunto Renzi in serata. «Meno male che c’è Zingaretti che ha preso 800 milioni per Roma e che darà all’amministrazione comunale». Perché «i romani non si chiedono quando la sindaca Raggi comincerà a fare la senatrice», ha affondato il premier, «ma quando comincerà a fare la sindaca di Roma».

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