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26 giu

Roma, Dal Newton all’Augusto, la terza prova dei maturandi: “La più dura”

“Sarà un disastro: i nostri prof non ci hanno detto nemmeno le materie e la terza prova per me resta la più dura”. Così pronosticava Federico del Newton, prima di cimentarsi ieri mattina con la terza prova, diversa da scuola a scuola (e da classe a classe) perché elaborata dalle singole commissioni.

Il ripasso. “Per fortuna, almeno, non ci è toccata il pomeriggio – come ho sentito sia successo in altre scuole – quindi almeno mi potrò vedere Italia-Spagna” si consolava, invece, un suo compagno, già proiettato verso la sfida degli Azzurri. “Ripassare gli interi programmi di quinto di cinque materie è stata dura. Avevo una terribile confusione in testa”, spiegava, invece, Flaminia, classe V F del liceo classico Augusto, contestando la discrezionalità delle commissioni: “Chi ha avuto domande a risposta chiusa era oggettivamente più facilitato”.

Il modello. Non solo le materie, ma anche il modello stesso della prova, infatti, poteva essere diverso da classe a classe. Sei erano infatti le tipologie tra cui le commissioni potevano scegliere: trattazione sintetica, quesiti a risposta singola o multipla, problemi a soluzione rapida, analisi di casi pratici e professionali (prova pensata per gli istituti professionali e tecnici) e sviluppo di un progetto (sempre per gli istituti tecnici e professionali).

L’ansia per l’esito. “Nemmeno noi sapevamo le materie che sarebbero uscite, ma io ho avuto fortuna: c’era filosofia, che è anche la facoltà a cui mi iscriverò il prossimo anno” commentava all’uscita, invece, Giulia Mazzi dell’Albertelli. “L’angoscia sarà dover aspettare fino al primo luglio per sapere come è andata: solo quel giorno, infatti, qui usciranno i quadri degli scritti, mentre il giorno dopo cominceranno gli orali”. A sostenere Giulia, c’era l’amica Valeria Lucatelli, che dopo quasi quattro anni all’Albertelli si è trasferita a Malta per finire lì le superiori, in una scuola americana. “Avevo già l’idea di fare l’università all’estero, dove vorrei studiare giurisprudenza, quindi ho pensato di portarmi avanti, anche per essere già più preparata con la lingua” racconta.

All’estero. Non sono pochi i ragazzi che puntano a un college all’estero,

“per avere più opportunità di lavoro in futuro”. Anche se la Brexit ora spaventa chi sognava il Regno Unito: “Un mio amico che si voleva trasferire in Inghilterra a settembre ora è molto preoccupato – racconta Valentino Perrotta – Io, invece, credo resterò a Roma e mi iscriverò a Geologia. Ma sicuramente andrò in Erasmus, spero non ci saranno ripercussioni sul programma perché è un sogno che ho da sempre”.

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