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10 nov

Roma, dalle Vele alle Torri dell’Eur: le incompiute ormai sparite perfino nelle liste del ministero

La fiera delle incompiute è un grande parco dei sogni mai realizzati che vale centinaia di milioni di euro e che oggi, visto l’immobilismo della giunta Raggi, rischia di aggiungere nuovi scheletri ad una periferia industriale che nessuno ha più voglia di cambiare.

Il caso dei Mercati Generali fa il paio con molti altri e trova nella Nuvola di Fuksas, giunta alla sua inaugurazione dopo 18 anni di lavori, l’espressione forse ineguagliabile di una classe dirigente che ha fermato le sue aspirazioni ai progetti, tenendosi alla larga dalla loro realizzazione.

Questo è il virus che ha colpito anche la metro C, l’incompiuta più costosa d’Europa, definita dalla Corte dei Conti «un vero e proprio scandalo» sul quale pendono inchieste penali e accertamenti contabili. Tre miliardi di euro finiti in un treno di superficie e in un cratere a cielo aperto che tiene sotto scacco il quartiere di San Giovanni. Dieci anni di lavori per arrivare a riprendere in mano le fondamenta stesse del tracciato, annunciando prima la fine della corsa al Colosseo, e proponendo poi, per bocca dell’assessore Paolo Berdini, la sua deviazione verso Ostiense per chiudere con un nuovo capolinea al Corviale.

L’ennesima linea tirata sul passato getta alle ortiche i miliardi di euro pubblici già spesi. Come è accaduto per le Vele di Calatrava, il cantiere aperto nel 2005 e ricaduto in un sonno profondo dopo il ritiro della candidatura alle Olimpiadi 2024. In barba ai 200 milioni di euro già spesi e agli altri 426 che servirebbero per terminarla.

Nove anni di immobilismo è invece il record raggiunto dall’ex-Fiera di Roma, che la Camera di Commercio sogna di vendere da tempo, scontrandosi però con i veti del Comune. L’ultimo capitolo si è consumato nell’agosto scorso quando l’assemblea capitolina ha approvato la proposta dell’assessore Berdini di ridurre la cubatura prevista del 35%. Risultato: la vecchia Fiera sarà venduta ma il suo valore di mercato diminuirà drasticamente, da 120 a 80 milioni di euro. La storia si ripete lasciando che le opere romane spariscano perfino dall’anagrafe delle incompiute compilata dal ministero delle Infrastrutture. L’ultimo osservatorio del 30 giugno scorso riconosce a Roma Capitale appena due incompiute: un appalto di ristrutturazione di un asilo nido in via Tazio Nuvolari e i lavori su un altro edificio scolastico a piazza Lorenzo Lotto.

Nessun cenno alla storia del palazzo dell’Atac che inizia nel 2009 quando la costruzione della nuova sede all’Eur viene affidata alla Parsitalia del gruppo Parnasi. Oltre 100 milioni di euro il costo pattuito che l’azienda del trasporto comincia a saldare con un generoso anticipo di 20 milioni. Otto anni dopo quel palazzo è ancora in costruzione con le parti che si accordano per cambiare il contratto, da acquisto a locazione.

Risale invece al 2010 l’inizio della telenovela sulle torri dell’Eur, a un passo dalla Nuvola e dove dovrebbe nascere il quartier generale di Telecom Italia. L’ultimo voltafaccia due giorni fa con una sentenza del Tar che dà il via libera ai lavori, dopo che l’amministrazione Raggi aveva revocato il permesso a costruire alla società Alfiere spa. Una decisione arrivata in extremis, che fa rientrare la minaccia sventolata da Telecom di rinunciare ad un piano di recupero da 120 milioni di euro.

Anche sullo stadio della Roma, sebbene manchi ancora la prima pietra, le frenate sono arrivate da tutti i lati. L’ultima, di settembre, porta la firma del Campidoglio che ha inviato alla Regione una nuova documentazione da

sottoporre alla Conferenza dei Servizi, l’unica che potrà dare il via libera ai lavori. L’ennesimo stop, sommato a tutte le altre partite sospese sul tavolo, imprigiona la giunta Raggi in una insolita sindrome del granchio, una pericolosa attitudine a procedere lateralmente rispetto ai problemi, senza prenderne di petto nessuno. Una scelta di opportunismo politico che in una città come Roma rischia di alimentare l’enorme cantiere dei sogni lasciati a metà.

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