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2 feb

Roma ebraica, il 1 marzo addio al Circolo Ragazzi del ’48

Addio dal primo marzo a “il Circolo dei ragazzi del ’48”, uno dei punti di riferimento nel cuore del ghetto di Roma. I locali di via Reginella dovranno essere liberati dai cimeli – quadri, ricordi, e anche un pezzo del filo spinato originale di Auschwitz – per essere riconsegnati alla proprietà: “Non possiamo pagare mille euro al mese di affitto” dice Angelo Sermoneta, presidente del Circolo e noto tra gli ebrei romani come Baffone. Il ircolo è nato nel 2001 ed è intitolato a Raimondo di Neris, detto Zì Raimondo, sopravvissuto alla Shoah e principale artefice della protesta contro Eric Priebke

“In questi anni abbiamo avuto l’onore di ospitare – spiega Sermoneta – il presidente Ciampi, gli ambasciatori di Israele, Spielberg e Woody Allen. Ma tutti gli ebrei del mondo quando vengono a Roma ci vengono a trovare. Siamo un punto di riferimento praticamente il cuore del dibattito del ghetto”. In passato la Comunità ebraica dava un contributo al Circolo perchè rimanesse aperto, ma poi questi euro sono venuti meno. “Con la crisi c’è stato tolto e non riusciamo più a pagare mille euro di affitto al mese. Siamo andati avanti con delle collette ma ora non è più possibile e a fine febbraio dovremo chiudere”. Poco meno di un anno fa, una sentenza del Bet Din romano, il tribunale religioso della Capitale presieduto dal rabbino capo Riccardo Di Segni, aveva riconosciuto il valore sociale del circolo, ma anche la fondatezza della richiesta della proprietà del locale. Allora era partita l’idea di una colletta promossa dall’ex presidente della comunità Riccardo Pacifici.

Che fine faranno i cimelòi del Circolo? “Per protesta – dice Sermoneta – non regalerò niente alla Comunità ebraica ma butterò tutti i ricordi nei sacchi dell’ immondizia”. Tra i “ragazzi” di via Reginella circa anche l’idea di staccare le pietre collocate

nella strada, fotografate dai tanti visitatori: tra queste la raffigurazione della deportazione del 16 ottobre e il candelabro a otto bracci. “Siamo gli unici che all’interno del ghetto, davanti al bar Toto – dice ‘Baffone’ – che accendono il candelabro negli otto giorni dell’hanukkah, siamo l’unica luce rimasta del ghetto e sta per spegnersi”. Speriamo tanto, dicono con rammarico in molti, che al posto del circolo non sorga l’ennesima paninoteca.

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