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27 giu

Roma, estorsione a un tabaccaio di Ostia, dieci anni a Spada: riconosciuta l’aggravante mafiosa

Estorsione aggravata dal metodo mafioso. Con questa accusa sono stati condannati a 10 anni di carcere Carmine Spada (boss dell’omonima famiglia) ed Emiliano Belletti, nomi di spicco della criminalità di Ostia. La lettura della sentenza è arrivata alle 21.30, in un clima di estrema tensione. Gli ingressi alla palazzina A di piazzale Clodio, già dalla mattina, erano presidiati da numerosi agenti di polizia in borghese. All’interno dell’aula, e per tutta la durata della discussione, erano sempre presenti altri quindici tra poliziotti e carabinieri. Accanto ai pm che hanno realizzato l’indagine, Mario Palazzi e Ilario Calò, alla lettura del dispositivo si è affiancato anche il procuratore aggiunto Paolo Ielo.

A finire sotto scacco fu un tabaccaio del litorale al quale i due chiesero un pizzo da 275 mila euro. Soldi che il duo pretendeva come presunto risarcimento per una non meglio precisata vincita al lotto che il gestore del locale non gli avrebbe mai pagato. Si trattava in realtà di una scusa per scucire denaro o cercare di portare via l’attività all’uomo. La coppia, Spada noto anche come “Romoletto” e Belletti col sopranome di “Alvaretto”, hanno ricorso a tutti i mezzi per intimidire il titolare del locale a Ostia.

Un mix fatto di botte e minacce andato avanti da maggio del 2013 fino ad aprile 2014: “Se non c’hai i sordi so cazzi tua, fatteli prestare, fa come cazzo te pare – disse Belletti il 26 aprile 2014 alla vittima – Guarda che io ti ammazzo, se no dammi 25mila euro a settimana a partire dal 1 maggio”. Pochi giorni dopo sempre Alvaretto paventa di fargli saltare in aria il locale: “Io metto le bombe, hai capito? Trova i soldi se no te faccio zompare casa”. Un anno di terrore, intimidazioni che la coppia di criminali non ha esitato a rivolgere anche ai parenti della vittima: “Guarda che avrai problemi tu e la tua bella famiglia, e ricordati solo per cominciare mi costa 50 euro dare fuoco ai negozi e alle case che hai. E se non trovi i soldi – sottolinea Spada – mi prendo tutto quello che hai”.

Una pressione insostenibile per il gestore del tabacchi che sulle prime fu costretto a cedere alle richieste di “Romoletto” e “Alvaretto” consegnandogli 2000 euro in contanti “come acconto della complessiva somma richiesta di 275mila euro”, scrive il sostituto procuratore Mario Palazzi sul capo d’imputazione. Anche perché “Romoletto”, dalle minacce passò ben presto ai fatti. Schiaffi in faccia e nuovo avvertimento: “Cerca di trovare tutti i soldi tanto lo so che ce l’hai, li devi dare giovedì primo maggio ad Alvaretto perché io non tornerò più da te”. Un piano che, grazie all’intervento della squadra mobile, andò in fumo.

Infatti pochi giorni dopo, il 5 maggio, i due vennero ammanettati. “Con questa sentenza viene riconosciuto in pieno il valore dell’impegno della magistratura e delle forze dell’ordine contro le mafie di Roma – ha spiegato, dopo la lettura del dispositivo, l’avvocato Giulio Vasaturo che ha rappresentato in aula l’associazione Libera, parte civile nel processo – Lo stato e tanta gente perbene sono pronti a fare quadrato attorno a chi denuncia i clan”.

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