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28 giu

Roma, Frongia & Co. nel raggio magico c’è un ruolo anche per Marra

Con la nomina dell’inseparabile Daniele Frongia a capo del suo gabinetto in Campidoglio – sebbene dimezzato perché per bypassare i vincoli della legge Severino non avrà né poteri di spesa né di firma sugli atti dell’amministrazione con rilevanza esterna – va prendendo corpo quello che con un pizzico di malizia nei corridoi di Palazzo Senatorio hanno già ribattezzato il “Raggi-o magico”. Ovvero la ristretta cerchia di fedelissimi, per il momento tutti uomini, che aiuteranno la neo-sindaca nella prova di governo della capitale.

Un gruppetto di collaboratori selezionati in base all’empatia che la prima cittadina nutre nei loro confronti, fondata su rapporti di consuetudine se non proprio di lunga e assidua frequentazione. Esempio ne è la relazione che lega “Virginia” a “Daniele”, in principio semplici colleghi di Movimento fra i banchi dell’opposizione alla giunta Marino; poi sfidanti alle Comunarie sino al clamoroso ritiro di Frongia, utile a spianare la strada alla Raggi nella consultazione online; infine ombra uno dell’altra, in campagna elettorale e forse nella vita: sodalizio collaudato e inossidabile che ha spinto lei sul colle più alto della politica capitolina e lui a diventarne il braccio destro e sinistro, motore della macchina burocratica più complessa e inquinata d’Italia. Anche a prezzo di qualche forzatura. Negli annali del Campidoglio mai s’era visto che un consigliere comunale appena eletto assumesse un ruolo apicale nei ranghi dell’amministrazione.

“Oggi la sindaca Raggi ha nominato Daniele Frongia capo di gabinetto”, comunica nel tardo pomeriggio una nota ufficiale. “La nomina è avvenuta dopo aver acquisito i pareri favorevoli, dai quali è emersa l’assenza di qualunque incompatibilità o inconferibilità allo svolgimento dell’incarico”. Resa possibile, specie dopo la richiesta di chiarimenti rivolta dal senatore Andrea Augello al ministro Madia, grazie a un piccolo escamotage: per evitare di incappare nelle maglie della legge Severino, che vieta ai politici di assumere la dirigenza in istituzioni ed enti pubblici, il 43enne Frongia non avrà né poteri di spesa, né di firma. Sarà cioè assimilato al vertice di un ufficio di diretta collaborazione, come avviene nei ministeri.

Ma siccome qualcuno quei poteri dovrà pur esercitarli, è già pronto l’uomo che formalmente – incardinato come vice-capo di gabinetto – si assumerà l’onere di firmare i provvedimenti interdetti a Frongia. Ovvero Raffaele Marra, il pezzo forse più sorprendente del “Raggio magico”: classe ’72, ex ufficiale della Guardia di Finanza fra i più fidati adepti di Alemanno, col quale ha lavorato fin da quando l’ex sindaco era ministro dell’Agricoltura, in forze all’Unire con Franco Panzironi, che ha seguito in Campidoglio come direttore delle Politiche abitative dopo la storica presa di Roma da parte del Pdl, salvo poi trasferirsi in Rai affianco al presidente berlusconiano Mauro Masi e infine alla Regione Lazio guidata da Renata Polverini, sarà lui a siglare i documenti e gli atti di spesa che spettano al gabinetto. Un nome che – si vocifera – è stato suggerito dallo studio Sammarco dove Raggi ha fatto l’avvocato per anni. Da lei incontrato lunedì pomeriggio nello studio con vista sui Fori per stringere l’accordo finale.

A chiudere il cerchio, altri due pentastellati della prima ora: il funzionario comunale Salvatore Romeo, 52 anni, P.O. presso il Dipartimento Partecipazioni e controllo

Gruppo Roma Capitale, nonché storico attivista del M5s, in predicato per diventare capo segreteria, dopo aver lui stesso smentito un coinvolgimento in giunta. E Augusto Rubei, classe ’85, giornalista esperto di Medio Oriente, varie collaborazioni per l’agenzia Asca e il periodico Limes, che ha coordinato la comunicazione del Movimento e della Raggi in campagna elettorale. Sarà lui il portavoce, o meglio, a giudicare dalle prime mosse, il portasilenzi della neo-sindaca.

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