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7 nov

Roma, fuga da Rebibbia: il giallo delle telecamere di sorveglianza

La fuga dal carcere di Rebibbia del 26 ottobre dei tre albanesi, Basho Tesi, 35 anni, Mikel Hasanbelli, 38 anni, e Ilir Pere, 40 anni, desta molte perplessità negli inquirenti. Un nuovo grattacapo per l’aggiunto Michele Prestipino e il pm Nadia Plastina è la questione telecamere. Il sistema di videosorveglianza che scruta il perimetro esterno del penitenziario ha ripreso i tre che, dopo aver scavalcato il muro di cinta, si allontanavano tranquillamente camminando. La polizia penitenziaria presente nella sala monitor del carcere non avrebbe visto la fuga sui video in tempo reale. Questo perché l’allarme esterno del carcere non sarebbe partito indicando, nel monitor principale, l’evasione degli albanesi.

Un semplice blackout, un guasto che dura da tempo oppure qualcuno ha spento momentaneamente l’impianto di allarme? È questo un fatto su cui i pm vogliono fare piena chiarezza. Insomma si cerca di capire se i tre hanno avuto qualche “aiutino” all’interno del carcere. Penitenziario in cui, nell’ultimo periodo, si sono verificate fin troppe evasioni.

Lo scorso febbraio era stata la volta di due romeni, una fuga terminata col rientro volontario in cella di uno e l’arresto dell’altro. Dopo quella evasione il Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) aveva però redatto una relazione sulle criticità di Rebibbia poi consegnata in procura. Documento che ora il pm Plastina ha intenzione di acquisire agli atti della sua inchiesta proprio per capire se le zone vulnerabili indicate nel rapporto siano state oggetto di un intervento.

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Magistratura inquirente e forze dell’ordine si danno però una priorità. È indispensabile

infatti acciuffare quanto prima i tre fuggiaschi. Latitanti che non sono dei semplici criminali. Sulle teste di uno dei tre, Tesi, pende una condanna per omicidio. E tutti, a vario titolo, devono scontare pesantissime pene per reati che vanno dallo sfruttamento della prostituzione fino al traffico di armi.

Intanto il quarto detenuto presente nella cella durante la fuga dei compagni, interrogato dai pm, ha detto: “Non mi sono accorto di nulla, stavo dormendo”.

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