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7 nov

Roma, furti nelle case romane di opere d’arte: condannato il mercante Lazzerini

Opere del Guercino e dell’artista Stefano Pozzi, oltre a tele di minor pregio e bassorilievi in bronzo. Tutte provento di una serie di furti compiuti negli appartamenti di facoltose famiglie romane e tutte pronte per essere immesse nel mercato nero delle opere d’arte. Ieri in tribunale è stato condannato uno dei referenti che dava linfa vitale a questo mercato, sgominato dieci anni fa dai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale: si tratta di Romano Lazzerini, mercante d’arte toscano di circa 70 anni. Il giudice lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per ricettazione. Assolti altri due imputati, i fratelli Aldo e Roberto Iacoviello, difesi dall’avvocato Daniele Chiezzi.

Secondo il pm Fabio Santoni, che per l’imputato aveva chiesto una pena leggermente superiore, di 3 anni di carcere, Lazzerini era in possesso di più di venti opere d’arte che avrebbe “acquistato o comunque ricevuto” a seguito di quattro furti compiuti nel 2004 e 2005. Due le opere di maggior valore: una tela raffigurante “Gesù bambino con la croce”, del Guercino, il pittore di Cento, paese poco distante da Ferrara, considerato uno dei massimi interpreti della pittura emiliana barocca del Seicento; e “L’arcangelo Raffaele e Tobia”, di Stefano Pozzi, l’artista del Settecento interprete del Rococò romano e autore di affreschi nelle chiese di Roma e Napoli. Oltre a queste due opere all’uomo è contestata la ricettazione di quattro “Putti con un bambinello”, prelevati nel gennaio 2005 nella chiesa di Intermesoli, a Pietracamela, nel Teramano. Ma anche una serie di dipinti, molti dei quali oli su tela raffiguranti i più disparati soggetti, tutti sottratte nelle abitazioni di ricchi professionisti romani: solo per citarne alcune, “Il re di Danimarca”, “Natura morta con fiori e frutta” e Veduta del golfo di Napoli con barche e Vesuvio”.

L’indagine, in un primo momento, aveva permesso di

ipotizzare una grande associazione per delinquere che comprendeva tutta la filiera del traffico di opere d’arte: da chi si occupava dei furti da compiere in abitazioni private e luoghi di culto a chi ricettava i beni, da rivendere in un secondo momento nel mercato dell’antiquariato italiano. Davanti al gup l’accusa associativa è caduta e il processo si è frantumato, lasciando in piedi singole ricettazioni. Per tre di queste, ieri, è stato condannato Lazzerini.

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